“Ebrei in Valle Camonica? Durante gli ultimi anni del fascismo? Se proprio in Aprica, ma in Valle…!”. Un libro destinato, documenti alla mano, a sfatare i pregiudizi e a ridare visibilità ad alcune storie dimenticate.

“Secondo le autorità fasciste nella provincia di Brescia, su una popolazione di 750.000 unità, risiedevano 410 persone straniere che appartenevano a 27 nazionalità, distinte, secondo l’ideologia razzista, in ben quattro razze: 302 anglo-sassoni; 49 latino-europei; 51 slavi e 8 asiatici. Perciò i fascisti bresciani potevano orgogliosamente affermare che il problema ebraico era inesistente (…) a Brescia non esisteva nessuna comunità israelitica ed i circa 80 ebrei residenti in provincia non costituivano un nucleo omogeneo per idee, religione e intenti”. Nel contempo “il territorio camuno era considerato un luogo di rifugio, ma soprattutto una via di comunicazione verso la salvezza, verso il territorio svizzero”. Ne segue, in termini logici, la giustificazione del fatto che in Valle non si sia conservata memoria evidente della presenza ebraica: per quanto ci fosse un oggettivo flusso di persone, le stesse non si muovevano in gruppo e, nei momenti in cui si fermavano, evitavano di palesare la propria presenza, presenza per altro difficile da cogliere attesa l’assenza di tracce somatiche evidenti.

Il libro nasce nel contesto del progetto “Rimon itinerari ebraici in Lombardia” sistema lombardo dedito alla promozione del patrimonio di valori e di beni ebraici in Lombardia, promosso dalla Comunità Ebraica di Milano e sostenuto dal Distretto culturale di Valle Camonica con la collaborazione di Gal Oglio - Po, Fondazione Cariplo e il patrocinio dell’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo. Si propone di infrangere il pregiudizio restituendo visibilità alle storie personali che hanno attraversato la Valle dell’Oglio. Autori della ricerca d’archivio Serena Furloni e Federico Mondini, coordinati da Bernardo Pasinelli, forte dell’analoga pluriennale esperienza che ha portato a restituire memoria alla struttura di Sciesopoli, nata come spazio ricreativo fascista e diventata nel primo dopoguerra il luogo di raccolta e rieducazione alla vita dei bambini orfani dei campi di concentramento, di cui si parla ampiamente in uno dei capitoli.

Un lavoro prevalentemente archivistico, quindi, finalizzato ad identificare soggetti e a ricostruirne le origini e il “futuro” dopo il passaggio in Valle. L’analisi meticolosa ha permesso di tracciare una geografia della presenza ebraica in Valle ben sintetizzata nella copertina e coinvolgente gli abitati di Aprica, Bienno, Breno, Cedegolo, Corteno Golgi, Darfo Boario Terme, Edolo, Malonno, Monno (Mortirolo), Iseo, Ono San Pietro, Pisogne, Sale Marasino, Selvino. Un florilegio di destini caratterizzato da una spiccata identità individuale che non ne consente la riduzione in sintesi, rendendo piacevolmente necessario il dovere di conoscere le storie una per una. La lettura consente, nel contempo, di comprendere le condizioni di vita dei fuggiaschi, il senso di precarietà che caratterizzava la loro esistenza e di dare nuovi significati al termine internato, attesa l’apertura dedicata alla comunità croata degli Zagabri d’Aprica.

Completa la panoramica il capitolo dedicato alla presenza ebraica nelle file partigiane, con approfondimenti specifici intorno alla figura di Lionello Levi Sandri delle Fiamme Verdi.

Bernardino Pasinelli, a cura di, Cosa avrei potuto fare? Storie di ebrei in Valle Camonica tra fuga e Resistenza, Compagnia Della Stampa Massetti Rodella, Roccafranca 2016, pp. 216. Altri autori Serenza Furloni – Federico Mondini. Prefazione di Mimmo Franzinelli, Introduzione di Michele Sarfati.

Vai all'inizio della pagina