Tutto è iniziato dai social e si è evoluto nel peggiore dei modi.

È evidente che la vicenda che ha coinvolto l’ospedale Civile di Brescia è stata “gonfiata” da chi su Facebook ha commentato prima il post di Denise Malvicini, la mamma di Marco, uno dei piccoli morti nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale cittadino, poi le notizie sulle quattro morti in una settimana che venivano pubblicate, sempre sui social, dai quotidiani.

Lo stesso direttore generale del Civile di Brescia, Marco Trivelli, ha definito il caso “Un’emergenza nata sui social”, facendo notare come come 200/250 persone abbiano commentato online il dolore di una mamma che ha perso suo figlio, “trasformando la legittima domanda di verità in sospetto, il sospetto in accusa e quindi l’accusa in denuncia”. Il direttore generale ha invitato a non buttare a mare il complesso lavoro quotidiano che i medici e gli infermieri del Civile fanno: "La sanità non è qualcosa di scontato - ha detto - Qui al Civile si garantisce un’alta complessità di cure, ma bisogna saperne riconoscere il valore".

Tutto ciò mentre le infermiere del reparto di Terapia intensiva neonatale hanno lanciato una campagna sui social per difendere il loro lavoro. La camuna Luisa Guarinoni è finita sulla prima pagina del Giornale di Brescia di oggi con il suo selfie che su Facebook sottolinea l’orgoglio di essere infermiera di Terapia intensiva neonatale degli Spedali Civili di Brescia.

Il dg ha espresso fiducia nel lavoro della magistratura, chiamata a fare chiarezza sulla natura dei decessi finiti al centro anche di inchieste da parte del Ministero della salute e della Regione Lombardia.

 

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