Viso scavato, lo sguardo che evita l’obbiettivo della fotocamera e che cerca, invece, le acque del lago d’Iseo, che non vedeva da tre anni.

 

E poche parole per descrivere un incubo finalmente finito. Appare così Sergio Zanotti nella prima intervista rilasciata alla stampa, al Giornale di Brescia, nelle ore scorse. Zanotti è tornato a Marone, dove sta cercando di tornare alla vita di tutti i giorni dopo tre anni di prigionia in Siria con i suoi sequestratori.

Ricorda che il sequestro è avvenuto a pochi chilometri dal confine con la Siria, durante il suo viaggio per cercare dinari antichi: ‘Due uomini armati sono saliti in auto ed hanno detto al tassista di guidare’, rivela. ‘Poi mi hanno addormentato e mi sono svegliato il giorno dopo’.

Zanotti sostiene che i rapitori, in gran parte giovani che parlavano qualche parola d’inglese, volevano convertirlo all’Islam e fargli leggere il Corano, cosa che ha sempre rifiutato di fare. La barba con cui è stato ripreso nei video inviati all’ex moglie l’ha tenuta solo il primo anno, mangiava tutti i giorni (ma male), e non era incatenato.

Almeno cinque le trattative partite per la sua liberazione, tutte andate a vuoto tranne l’ultima. Cinque ore prima di essere libero i suoi sequestratori gli hanno detto ‘Go Italy’: successivamente, l’incontro con cinque italiani ‘che lavorano per lo Stato’, l’abbraccio con uno di loro e la partenza.

Zanotti ora si trova a Marone con l’ex compagna e le sue figlie. ‘A chi dice che mi sono inventato tutto’, spiega, ‘rispondo di provare un giorno solo nella loro vita quello che ho vissuto io’. Ora, per Zanotti, il ritorno alla vita parte dai luoghi a lui più cari.

[Foto da Giornale di Brescia]

Vai all'inizio della pagina