Sono passati alcuni mesi dall’uscita del CD acustico “Staca la spina” ma nel frattempo sono riuscito a parlarne abbondantemente con i tre ideatori: Paolo Mazzucchelli, Sandro Ducoli e Davide Armanini. Qui di seguito il resoconto della chiacchierata.
CESARE: Parola subito a Paolo Mazzucchelli per la presentazione del CD.
PAOLO MAZZUCCHELLI: Il nome “Staca La Spina” è nato nel ’96, quando al Public House abbiamo deciso di dedicare ogni anno una serata alla musica acustica, invitando gruppi della zona, che avessero o meno a che fare con un ambito acustico. Qualche tempo fa, in ottobre del ’99, il buon vecchio Ducoli mi ha chiamato dicendomi che lui e il buon vecchio Armanini, una sera al bar…
DAVIDE ARMANINI: Una sera al bar, al Fox di Edolo, magari con qualche birra in meno del solito…
ALESSANDRO DUCOLI: No, non è vero!
DA:Va beh, ci è venuta voglia di trasportare queste emozioni e queste esperienze su un supporto audio. Io, per motivi personali…
AD:…di carattere logistico…
DA:…ecco, di carattere logistico, non ho partecipato…
PM:…non dipendenti dalla tua volontà…
AD:L’idea era proprio quella di lasciare qualcosa, perché le serate di “Staca La Spina” erano molto belle, però si limitavano al concerto della serata, di riprodurre su disco alcune canzoni esclusivamente autoprodotte, che coinvolgessero i personaggi da più tempo attivi in Valle Camonica in questo ambito.
C:Siccome i primi due pezzi riguardano proprio te, spiegami chi sono i Bartolino’s.
AD:I Bartolino’s vedono la partecipazione, oltrechè mia, di Mario Stivala, di Mirko Spreafico e di Giorgio Premoli. Comunque prevede un mood acustico, jazzato, il solito genere a cui sono più vicino, il cantautorato italiano in genere, insomma.
C:Passiamo a parlare dei Karasciò.
PM:Karasciò sono un gruppo di provenienza bergamasca, Paolo Zanni da Sovere, più conosciuto come Paulì, sopraffino chitarrista e liutaio, Elena alla voce e Francesca alla voce, flauto e basso. Sono forse quelli più vicini a sonorità più libere, più freak, nel senso bono del termine. Sul secondo pezzo c’è un mood acustico, senza una parte cantata vera e propria, ma con dei vocalizzi da parte della ottima voce di Elena.
C: Sandro Ducoli, puoi dirmi qualcosa sui Bogartz?
AD:I Bogartz sono, secondo me, una delle cose più interessanti che ci sono nel circondario. Mi ha stupito tantissimo soprattutto la canzone “Worry” perché c’è una grossa ricerca che, devo dire, io conosco l’apertura mentale musicale di Bellicini, so che lui è un grande conoscitore della musica, ma questo pezzo in particolare mi ha stupito perché, a parte che io lo ritengo il più bello della compilation, proprio per la sonorità, per intenderci è molto vicino ai Morphine dei primi lavori.
C:A questo punto possiamo parlare di Cek “Out Blues” & Leòn. Il primo pezzo di Cek è “Crossroads” di Robert Johnson, il secondo è una cover degli Stones, “You can’t always get what you want”. Come è venuto bene questo pezzo!
PM:Poco tempo fa abbiamo fatto al Public un tributo agli Stones. Durante questa serata il buon vecchio Ck si è presentato con la sua chitarrina, i musicisti sapranno di cosa sto parlando, ha inserito il jack della chitarra elettrica direttamente nell’impianto del Public House ed è partito con questa versione incredibile di “You can’t always get what you want”, riarrangiata a modo suo, dal mio punto di vista con un sapore vagamente inglese, alla Paul Weller.
C:Bonus, un uomo, una musica su cui qualcuno può dire qualcosa di veramente significativo.
PM:Bons è, in quanto a qualità e continuità, una delle figure di maggiore interesse della nostra zona. Sono due suoi brani storici, secondo me tutti e due bellissimi: il primo è uno dei suoi brani più vecchi e più belli in assoluto e si intitola “Toglimi l’uomo”.
C:Il pezzo finale, con tutto il rispetto per tutti gli altri che hanno partecipato, è veramente la chicca dell’album, perché avere in un album come questo, a diffusione locale, o poco più che locale, un’artista come Cristina Donà non è una cosa proprio da tutti i giorni.
PM:Io sono felicissimo di avere avuto Cristina e Davide in questa compilation, anche se il loro brano è arrivato proprio alla fine della lavorazione. Davide Covelli, più conosciuto come “Brasca” è il chitarrista che l’ha accompagnata, interpretando in maniera veramente grande questo classico di Jorma Kaukonen. Attenzione, le chitarre che sentite non sono state sovraincise, le uniche sovraincisioni che sentite sono quelle della chitarra elettrica, quindi chi ha un po’ di orecchio si renderà conto di quale è la qualità di chitarrista del buon vecchio Davide “Brasca” Covelli.
C:Quando ho fatto la tessera io, è finita Skossa!
PM:Capita a fagiolo la domanda che hai fatto perché purtroppo è venuto a mancare uno dei sette soci fondatori di Skossa, una delle persone che ha dato di più in quegli anni, sto parlando di Armando, e non lo so, adesso è un po’ troppo a botta calda per prendere delle decisioni, però l’idea che sta venendo fuori, così parlandone un po’ fra amici era di fare comunque un qualcosa, che si chiami Skossa o meno, che sia un tributo alla sua memoria, anche se a qualcuno potrà sembrare un po’ fuori luogo, per noi ha una valenza emotiva e affettiva molto importante. Ne parleremo in autunno, vedremo se si potrà fare qualcosa. Questo è lo stato delle cose.
Se vi è venuta l’idea di come fare a rintracciare questo CD, cosa posso dirvi? 35/983416 ore pasti, oppure telefonate a Sandro Ducoli, prima che diventi troppo famoso, al 339/2014398, c’è la tariffa “You and me”.