È Natale nel 2021 sentiamo ancora dire non c’è posto per loro. Con noi per una riflessione su questo aspetto, sull’aspetto della povertà ma anche del dono, il presidente della Caritas zonale di Darfo don Danilo Vezzoli.

“A Natale Dio si fa “ultimo per gli ultimi” e ci dice che, se vogliamo avere quella felicità, serenità e pace che tutti cerchiamo, è lui la felicità la serenità e la pace, e se noi diventiamo capaci di dono, come lui ha fatto nei nostri confronti, abbiamo la felicità, la serenità e la pace” ci ricorda don Danilo.

La riflessione di don Danilo Vezzoli ai nostri microfoni

 Siamo circondati da tanta ricchezza, ma al tempo stesso da tanta povertà…

“Esatto, dall’esperienza vissuta anche quest’anno in Caritas abbiamo visto che le povertà sono davvero tante, come numero è come qualità. Povertà materiali, economiche, spirituali e morali. Riguardo alle povertà economiche abbiamo assistito anche quest’anno a passaggi di più italiani che di immigrati. Tanta gente che viene a chiedere viveri, vestiti, mobili e quanto altro. Sono più vicine le povertà di quello che immaginiamo, forse sono anche in aumento, perché è anche in aumento l’egoismo. Questa esperienza del Covid, più che renderci migliori ci ha resi più chiusi, asserragliati sui nostri piccoli interessi. Ovviamente non c’è da dimenticare che la provvidenza non manca: anche quest’anno tanta gente si è aperta al dono, al dono di sé, tempo, energia e denaro”.

Natale è tempo di doni. Che cos’è il dono in questo momento per una realtà come la Caritas?

“Il dono più grande è certamente se stessi, come Dio dona se stesso noi. Quindi se uno volesse mettere disposizione tempo ed energie c’è posto per tutti. Poi ovviamente tanti non possono mettere disposizione tempo, però nessuno è così povero da avere nulla da donare e la fantasia di ciascuno certamente non manca”.

Perché nessuno si senta solo in questo Natale che messaggio possiamo dare?

“Primo, di accorgersi del povero che magari vive a fianco, sullo stesso pianerottolo e magari non ci rendiamo conto, perché tante volte è facile pensare lontani e non ai vicini. Secondo, fare un esame di coscienza e chiedersi: cosa faccio io, per chi ha necessità anche solo di una parola, di un sorriso?…Mettersi un momentino di più in crisi, dimenticare un po’ i propri di problemucci, che tante volte sono colline rispetto alla montagna di problemi di tanti altri”.

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