Restano molto gravi le condizioni del 57enne Rinaldo Paris di Artogne.

Ancora non si conosce il motivo delle coltellate con le quali Lucia Mondinini, 68 anni, da tre vedova, ha ridotto in fin di vita il figlio di primo letto del marito.

I fatti sarebbero avvenuti nella notte tra lunedì e martedì della scorsa settimana, come ricostruito dagli inquirenti.

La donna è stata portata in carcere a Verziano con l’accusa di tentato omicidio, aggravato dalla minorata difesa del figliastro, suo convivente, cieco praticamente al 100%.

L’uomo è in coma nella rianimazione dell’Ospedale Civile.

Secondo la ricostruzione operata dai carabinieri della Compagnia di Breno guidati dal capitano Filiberto Rosano e coordinati dal sostituto procuratore Caty Bressanelli, la donna avrebbe colpito al petto e alla schiena l’uomo, perforandogli un polmone.

Dopo essersi accorta della gravità della situazione, Lucia Mondinini avrebbe cercato di rimediare da sé, pulendo e medicando le ferite del figliastro. Col passare delle ore e con l’aggravarsi della situazione, ha deciso di chiamare un’autoambulanza.

Il 57enne è stato portato in codice rosso all’ospedale di Esine, accompagnato dalla matrigna, che ha cercato di giustificare le ferite dicendo ai medici che era caduto dalle scale.

I sanitari però, vedendo i segni di arma da taglio su petto e schiena, hanno chiamato i carabinieri di Breno.

Nel frattempo si è optato per il trasferimento di Rinaldo Paris all’Ospedale Civile di Brescia, dove le sue condizioni sono sempre state gravissime.

La donna invece è stata accompagnata in caserma a Breno, dove ha ammesso le sue responsabilità. Nell’appartamento di Artogne è stato ritrovata l’arma usata dalla 68enne, il coltello da cucina, ma anche gli indumenti indossati dalla vittima al momento dell’aggressione, tagliati e sporchi di sangue.

Il pubblico ministero ha ordinato il fermo, e davanti al giudice delle indagini preliminari Giulia Costantino la donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Il gip ha convalidato il provvedimento disponendo per lei la custodia cautelare in carcere.

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