Il fuoco, il sale e la folla gli elementi che hanno caratterizzato il funerale di Sandro Farisoglio, celebrato alle 15:00 in duomo a Breno.

I primi due sono i simboli del santo del giorno, Sant’Antonio Abate. “Sandro è stato mosso dal fuoco della carità e ha saputo dare sapore alla vita con il sale della passione”, ha detto nell’omelia don Mario Bonomi, parroco di Breno e Vicario territoriale della Zona I.

Il riferimento al fuoco si è continuamente rinnovato, con la presenza dell’intera squadra del vigili del fuoco volontari del distaccamento di Breno, che, in divisa, hanno portato in duomo il feretro e in chiusura alla celebrazione hanno letto la loro preghiera. Sandro faceva parte dei “Pompier de Bré” sin da giovanissimo, ed era solo uno dei suoi tanti impegni nel volontariato e nel sociale.

E poi la folla: quella descritta nel Vangelo di Marco letto in chiesa – quando Gesù era a Cafarnao e la folla, appunto, si radunò per ascoltarlo – e quella che da ogni parte, non solo della Vallecamonica, ha raggiunto Breno per dare l’ultimo saluto al 39enne, stroncato l’altra notte da una malattia incurabile.

Nonostante le centinaia di persone, c’era un silenzio surreale in paese. Tutti con gli occhi umidi fissi su quella bara, con la corona di fiori con scritto: “La tua grande famiglia”. Il dolore composto dei genitori, dei quattro fratelli, della moglie, dei tanti amici e amministratori. Le serrande abbassate di tutti i negozi a osservare il lutto cittadino proclamato dal Comune.

Solo il fruscio della gente, i colori dei gonfaloni di ogni paese e associazione, i cappelli di alpini, bersaglieri e uomini dell’arma e la musica della Banda civica, i canti del coro Voci dalla Rocca, le note dell’organo.

Infine la folla ha dedicato un applauso scrosciante a Sandro Farisoglio all’uscita dal duomo. Lì non c’era più il suo sorriso, solo le lacrime di chi, come ha detto ancora don Mario, da oggi si sente un po’ più solo.

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