Si è fatto un gran parlare, in queste settimane, di affido familiare. L’inchiesta “Angeli e Demoni”, che ha scosso l’Emilia Romagna e tutta l’Italia rivelando un sistema in cui i bambini venivano manipolati per forzarne l’allontanamento dai genitori, ha messo al centro dell’attualità il servizio il cui scopo è quello di aiutare genitori temporaneamente in difficoltà affidando, appunto, i figli a famiglie che possano ospitarli e proteggerli.

Obiettivo dell’affido, sia esso “residenziale” (ovvero a tempo pieno) o diurno, è quindi quello di far rientrare i bambini nel nucleo familiare originale: anche per questo, spesso, l’affido riguarda parenti dei genitori in difficoltà.

Un servizio, quello dell’affido, che vede la Vallecamonica essere un caso a se stante all’interno della Provincia di Brescia, che è suddivisa in dodici ambiti più tre privati. Ad occuparsene, per tutti i 41 Comuni della Valle, è l’Azienda Territoriale per i Servizi alla Persona.

L’affido, spiega Marianna Angeli, responsabile dell’area minori e famiglia, ha permesso di diminuire il numero di bambini e ragazzi inseriti in comunità: attualmente le famiglie affidatarie in Vallecamonica sono 31, ma le famiglie che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere un minore in casa in tutto sono 67. Il numero di bambini dati in affido in Vallecamonica, se nel 2015 era di 55, oggi è sceso a 42. Di questi, 37 sono residenziali, 5 in appoggio.

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