All’inizio di uno dei discorsi che resteranno indelebili nelle pagine di storia politica del nostro Paese, il premier Mario Draghi ha spiegato che se ha deciso di proporre alle forze politiche un nuovo “patto per l’Italia” (che poi, di fatto, non ha trovato l’appoggio del Movimento 5 Stelle, di Lega e di Forza Italia) lo ha fatto in risposta a quella lettera che ha iniziato a circolare durante il fine settimana scorso, poco dopo l’annuncio delle sue dimissioni a Mattarella e firmata da 1.860 sindaci italiani, che gli chiedevano di proseguire nel suo lavoro. Un numero importante, ma che dall’opposizione non è sembrato così rilevante se preso in considerazione il totale dei sindaci italiani, ovvero oltre 7.900.

Una lettera, quella firmata e inviata a Draghi, che contiene anche le firme di trentuno primi cittadini bresciani; tra questi molto alta l’adesione dei sindaci camuni. In ventidue, ovvero poco più della metà dei sindaci in Valle, hanno sottoscritto la lettera: sono i sindaci di Angolo Terme, Borno, Breno, Capo di Ponte, Cedegolo, Cimbergo, Cerveno, Cividate Camuno, Corteno Golgi, Esine, Losine, Malegno, Malonno, Niardo, Pian Camuno, Paspardo, Pisogne, Pontedilegno, Saviore dell’Adamello, Sonico, Vezza d’Oglio e Vione. “Come Provincia si è consumato nei giorni scorsi un grosso dibattito”, ha ammesso Samuele Alghisi, numero uno del Broletto, “e i pareri erano molto distanti tra loro. C’era intesa, invece, sulle necessità”.

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