L’unica donna coinvolta nel caso degli appalti pilotati a Malonno torna in libertà.

 

Il Tribunale del Riesame ha accolto infatti la richiesta di annullamento dei domiciliari per Morena Piloni, ex dipendente della Centrale Unica di Committenza dell’Unione delle Alpi Orobie bresciane, accusata di aver contribuito, con il collega Gianpaolo Albertoni, all’alterazione delle gare d’appalto del Comune di Malonno, sotto la regia di Stefano Gelmi, sindaco del paese.

La Piloni, in particolare, avrebbe sostituito un’offerta nell’asta per la realizzazione dei lavori sulla Biblioteca (dal costo di 450mila euro), favorendo un costruttore che faceva parte della cordata di imprese che erano d’accordo con il sindaco. In cambio, la donna avrebbe ottenuto un appalto per il proprio compagno.

Il Tribunale del Riesame conferma la turbativa d’asta, ma mette in dubbio qualsiasi tipo di coinvolgimento della Piloni, così come l’accusa di corruzione nei suoi confronti. La Piloni torna in libertà, quindi, ma la vicenda resta ancora aperta: Gelmi e Remo Fona, principali indagati, hanno ammesso le loro responsabilità: il sindaco, ora, è ai domiciliari.

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