Si sono svolti ieri mattina a palazzo di Giustizia gli interrogatori di garanzia per l’imprenditore 73enne di Cazzago, ma residente Costa Volpino, e per il 69enne di Esine.

I due sono accusati insieme ad altre quattro persone, tutte a piede libero, a vario titolo di turbativa d’asta tentata estorsione e false dichiarazioni.

Franco Bara – questo il nome del 73enne – si è avvalso della facoltà di non rispondere, Domenico Benedetti ha invece deciso di rispondere alle domande del gip Elena Stefana.

Il suo legale, avvocato Sabrina Costardi, senza volere entrare nello specifico delle dichiarazioni rilasciate al magistrato dal suo assistito, ha dichiarato che Benedetti ha voluto dare una spiegazione a quanto contestatogli.

Chiesta una misura meno afflittiva rispetto ai domiciliari e possibile ricorso davanti al tribunale del Riesame.

Secondo gli inquirenti i due signori sarebbero stati in grado di controllare le aste immobiliari e fare in modo che andassero nelle direzioni volute le aggiudicazioni degli immobili.

Attraverso una serie di promesse di denaro avrebbero convinto alcuni dei partecipanti alle aste immobiliari a ritirarsi dalla gara lasciando così via libera a chi, dopo avere versato una commissione in denaro, doveva aggiudicarsi l’immobile.

A fare scattare l’indagine dei carabinieri di Breno, coordinati dalla procura di Brescia, era stata la denuncia di un artigiano che si era aggiudicato un immobile all’asta.

L’uomo aveva raccontato di essere stato avvicinato da Benedetti a cui avrebbe girato 5mila euro. La somma però non sarebbe bastata e attraverso minacce gliene sarebbero stati chiesti altri 12mila.

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