È stata inaugurata a Breno una mostra che ripercorre, attraverso le collezioni della famiglia Montiglio Taglierini, la storia della Vallecamonica e non solo.

Si intitola “Montiglio Taglierini. Storia, opere e collezioni d’armi una famiglia camuna” e intreccia le sue vicende con i fermenti del Risorgimento Italiano, la Prima Guerra Mondiale e gli anni della ricostruzione della società e dell’Italia.

Abbiamo intervistato l’organizzatore della mostra, Ugo Calzoni, partendo dal ritratto scelto per la locandina che presenta la mostra.

Calzoni racconta la storia dei protagonisti di quel tempo: “È un ritratto che rappresenta la conclusione del sogno risorgimentale di un Taglierini che sposa il proprio figlio alla figlia del suo amico Zanotelli, garibaldino, sindaco di Lodi , patriota risorgimentale e professore universitario.  La sintesi di due storie parallele: quella della famiglia camuna e quella di questo grande lodigiano. Il giovane ritratto è intellettuale, ricco, colto, elegante, che, già in quel periodo, siamo all’incirca nel 1880, va in America per mera curiosità geografica. È un viaggiatore che conosce l’Europa e i suoi musei. Ama la musica, va alla Scala e nei più importanti teatri d’Italia. Il padre invece è l’uomo della fortuna economica per la famiglia: è un avvocato erariale. Fonda la Banca di Vallecamonica, fonda il setificio camuno, è azionista della ferrovia, intesse relazioni con Giuseppe Zanardelli.  L’esempio di quella borghesia imprenditoriale, colta, nata attraverso lo spirito risorgimentale e la libera impresa. Filantropi, come famiglia elargiscono fortune importanti negli ospedali e nella cultura”.

Continua a raccontare Calzoni: “L’ultimo Taglierini è l’architetto Vittorio, quello che disegnò la chiesa degli alpini di Boario Terme, che sognava case popolari a dimensioni dell’uomo, colui che, più grande allievo di Marcello Piacentini, venne travolto dal treno a Darfo, ponendo tragicamente fine alla sua genialità. L’ultima dei Taglierini invece era una femmina, e sposò un Montiglio venuto dal Piemonte. Fu così che nacque il ramo della famiglia Montiglio Taglierini che oggi si trova sia in Vallecamonica, che a Bergamo che a Roma”.

Una storia affascinante che si potrà vivere attraverso il percorso espositivo allestito nella chiesetta, tra quadri e ritratti, oltre che segni importanti del passato e documenti quali la biblioteca, il carteggio e un’importante collezione di armi antiche.

La mostra rimane aperta tutti i giorni fino al 4 novembre dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 19 con ingresso libero all’interno della chiesa di Sant’Antonio a Breno.

“Le scuole della Vallecamonica stanno partecipando, anche perché sono coinvolte in un concorso intrigante, e già nella prima settimana d’apertura sono state registrate oltre 700 presenze” spiega Ugo Calzoni precisando: “Breno ha ospitato già mostre di questo tipo. Si può dire che l’attuale l’esposizione, sempre in Sant’Antonio, dei due ritratti di casa Romelli e il ritratto della donna che si copre il volto con un ramo di limone. Abbiamo visto che, insistendo su questa ricerca alle radici culturali, politiche ed economiche della Vallecamonica riscuote successo tra l’opinione pubblica”.

L’esposizione si deve al comitato scientifico formato da Federico Troletti, direttore del Camus, e dai ricercatori Angelo Giorgi, Oliviero Franzoni e Marco Merlo, del Museo delle Armi di Brescia, insieme ad Ugo Calzoni, Luciana Montiglio e Matteo Molinari, giovane studente del liceo con una passione per i Savoia. “Si può dire che è un team tutto è camuno – sottolinea Calzioni – a dimostrazione che esiste in Valle una grande professionalità, in grado di mettere in piedi un’operazione culturale di buon livello”.

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