Sono stati fissati per il pomeriggio di oggi i funerali di Francesca Mesiano. Il duomo di Breno accoglierà alle 15:30 il feretro della donna di 53 anni strangolata dal figlio giovedì 10 settembre nella casa che il Comune aveva messo loro a disposizione in centro al paese.

Il 25enne Vincenzo Capano aveva confessato qualche ora dopo i fatti davanti agli inquirenti, e ha ripetuto la versione davanti al gip, che lo ha interrogato per la convalida del fermo per omicidio volontario. La ricostruzione di quei terribili momenti rimane la stessa: il figlio ha stretto le mani al collo della madre dopo l’ennesimo litigio, poi ha vegliato il cadavere per qualche ora, fino a decidere di recarsi alla caserma dei Carabinieri di Breno per chiedere aiuto e quindi costituirsi.

Il legale del ragazzo, l’avvocato Gerardo Milani, ha già anticipato al giudice la volontà di chiedere un incidente probatorio per valutare le capacità di intendere e volere del suo assistito, che al momento resta in carcere e che rischia la pena dell’ergastolo.

Certo è che la situazione in cui vivevano Vincenzo e sua madre era sempre stata difficile: ai gravi problemi economici si aggiungevano le condizioni di salute della donna, affetta da disturbi psichiatrici. Francesca Mesiano aveva un’altra figlia, che vive a Lovere con il compagno, da cui ha avuto una bambina, mentre il marito vive nel Milanese, dopo essere stato in carcere per traffico di droga. Di origini calabresi, la donna aveva diverse sorelle e un fratello.

In paese tutti conoscevano Francesca, che tirava avanti col figlio disoccupato grazie alla generosità della comunità, delle associazioni e delle istituzioni, che le passavano qualcosa da mangiare e da vestire e la aiutavano economicamente, e che ora si chiedono cosa si sarebbe potuto fare per evitare questo tragico epilogo.

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