Pochi giorni dopo la presentazione ufficiale al Ministero della Cultura della propria candidatura a Capitale Italiana per la Cultura 2029, i sindacati bresciani e camuni intervengono esprimendo parere favorevole circa quella che definiscono “una sfida straordinariamente rilevante per la comunità valligiana”.

Fiducia e impegno generati dalla candidatura

In una nota di Cgil Valle Camonica, Cisl Brescia e UIL Brescia, si sottolinea l’importanza che la candidatura ha avuto per “la sua coesione generativa, che da sola rappresenta, in tempi marcatamente segnati da frammentazioni e contrapposizioni, un messaggio di fiducia e di impegno per costruire un futuro nel segno della cooperazione”.

Secondo i sindacati, con questa mossa la Valle Camonica “sceglie di guardare avanti, aprendosi ad opportunità di sviluppo più consapevoli, capaci di trasformare sedimenti culturali, patrimonio ambientale, infrastrutturazione territoriale e progettualità diffusa in prospettive concrete di crescita per tutti, per le nuove generazioni in modo particolare”.

Un’opportunità di sviluppo e lavoro

Le tre sigle sindacali sperano, soprattutto, che l’onda provocata dalla candidatura possa riversarsi sullo sviluppo territoriale, considerato “tema preminente per i Comuni distribuiti sul territorio”. In particolare, “lo spopolamento della montagna e la fragilità dell’ambiente, la difesa e il miglioramento di servizi essenziali come la sanità, la scuola e la mobilità, la creazione di opportunità di lavoro stabile e correttamente retribuito, interrogano fortemente istituzioni e parti sociali, e devono entrare nella cornice delle riflessioni sul senso, sulle ricadute e sulla possibilità di cambiamento”.

L’importanza degli operatori museali

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I sindacati, però, ricordano che a questo entusiamo deve seguire una maggiore attenzione verso le “competenze e passioni delle lavoratrici e dei lavoratori” del settore culturale camuno. Il riferimento è, in particolare, a chi lavora nei siti museali. “Se le incisioni rupestri della Valcamonica rappresentano il primo sito italiano riconosciuto Patrimonio dell’Umanità Unesco”, dicono, “questo patrimonio vive attraverso i suoi siti, attraverso la loro apertura, attraverso la possibilità per cittadini e visitatori di conoscerlo e viverlo. Non può esserci valorizzazione del patrimonio culturale senza valorizzazione del lavoro. Non può esserci qualità dei servizi senza qualità del lavoro. Le persone che da anni garantiscono un servizio pubblico essenziale devono vedersi riconosciuto un lavoro che sia stabile, sicuro, dignitoso.

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