Il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia, in collaborazione con il Comune di Capo di Ponte, ha ripreso le indagini archeologiche presso l’abitato preistorico di Dos dell’Arca, sessant’anni dopo le ultime ricerche effettuate da Emmanuel Anati.

Il Dos dell’Arca, uno dei luoghi più significativi per la Valle Camonica preistorica, é stato abitato fin dalle epoche più remote della preistoria, offrendo un eccezionale connubio di rocce incise e di evidenze materiali, ovvero tracce e testimonianze di vita quotidiana che fanno pensare a insediamenti.

Il nuovo progetto dell’Università di Pavia nasce in seguito alla straordinaria scoperta di 24 nuove superfici incise, ed è mirato a migliorare la nostra conoscenza di questo unico patrimonio, che presenta numerose porzioni intatte, attraverso l’esecuzione di nuovi scavi e l’impiego estensivo delle più recenti tecnologie (rilievi digitali, modellazione 3D,GIS, analisi archeometriche).

Le prime scoperte, tra cui frammenti ceramici di età del bronzo, confermano lo stretto, e per ora unico, rapporto tra incisioni rupestri e deposito archeologico: lo studio di questi materiali e le analisi archeometriche saranno di grande aiuto per la datazione dell’arte rupestre camuna.

Lo scavo, svolto in stretto contatto con la Soprintendenza Archeologia e Belle Arti di Bergamo e Brescia è coordinato scientificamente dal prof Maurizio Harari, mentre la direzione del cantiere di scavo è affidata al dr. Paolo Rondini, e vede la collaborazione di numerosi studenti universitari e alcuni ricercatori esperti di arte rupestre preistorica quali l’archeologo Alberto Marretta, direttore del Parco Archeologico di Seradina Bedolina.

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