Dopo “La Cura del Creato”, proposta dello scorso anno, torna con “Dalla Cura della Terra” LabOratorium, L’Officina Culturale di San Salvatore, realizzato nella prestigiosa sede del Monastero di Capo di Ponte.
L’iniziativa, prevista dal 23 luglio al 5 agosto, è promossa da Fondazione Camunitas in collaborazione con Accademia Arte e Vita, il supporto organizzativo di Fondazione Scuola Cattolica di Valle Camonica, il patrocinio di Comunità Montana di Valle Camonica, Comune di Capo di Ponte, il sostegno di Carlo Tassara Spa e l’appoggio di Aboca, curata dalla Direzione Artistica di Vittorio Pedrali. A parlarcene, per Fondazione Camunitas, è la professoressa Carla Bino.

“L’idea è proprio quella di proseguire, sulla traccia dello scorso anno, un ciclo di incontri che vogliono approfondire il rapporto tra cultura e natura, nella linea più chiara della tradizione monastica a tutti è ben nota. In questo caso gli appuntamenti spostano un po’ l’obiettivo sul rapporto tra arte e natura. Apriamo il 23 luglio con Simonetta Bernasconi, docente all’Accademia di Brera, che ci spiegherà come dalla natura si ricavino – si sono sempre ricavati – i pigmenti, per poi andare a lavorare la miniatura e a colorare gli straordinari manufatti medievali di tradizione antichissima che andavano a ornare i libri sacri.
Su questa linea andrà anche il secondo incontro, del 30 luglio, in cui Erika Maderna, in collaborazione con ABOCA Edizioni, presenterà il suo nuovo libro “Con grazia di tocco e di parola” dedicato alla Medicina delle Sante. Quindi il rapporto simbolico – ma neanche troppo – tra ciò che è la cura dell’uomo qui, sulla Terra, e quindi la salute e il benessere psicofisico, e la salvezza, lo star bene.  
Si chiuderà il 5 agosto con Giuseppe Barbera, uno dei più importanti storici di botanica d’Italia, anch’egli con la presentazione di un libro (Tutti Frutti.  Viaggio  tra  gli  alberi  da  frutto  mediterranei  fra  scienza  e letteratura”) e con un excursus di tipo letterario”.

Quanto questo sapere medico erboristico era legato alla vita dei monasteri in generale e a quello cluniacense che si trova appunto a Capo di Ponte in cui sarà ambientato Laboratorium?

“La storia ci insegna che dai monasteri, durante tutto il periodo medievale ed in modo particolare nei secoli centrali del Medioevo, si propagò un sapere straordinario che guardava l’uomo “tutto intero” e al benessere dell’uomo e al corpo dell’uomo, che doveva essere però sempre in collegamento con lo spirito. Uno dei principi fondamentali dei benedettini era quello di partire dalla concretezza del corpo per innalzarsi alla concretezza spirituale.
Si comprende ancora meglio perciò il rapporto tra “labora” et “ora” e si svela anche il motivo per cui noi abbiamo chiamato la nostra iniziativa “LabOratorium”: l’idea di un fare però sia un accrescimento dell’uomo, inteso come un’unità inseparabile di anima e corpo. C’è anche poi una predisposizione attitudinale dell’anima intera che guarda al mondo del modo ordinato che porta poi all’armonia con tutto il creato. Questo dell’armonia con il creato è un tema di straordinaria attualità che ci viene insegnato anche delle ultime vicende accadute in questo 2020 e che ci hanno consentito di riflettere proprio sulla necessità di essere perfettamente inseriti nell’andamento e di saper fare i conti con l’andamento della natura, mai osteggiandola”.

Ha fatto riferimento alla pandemia: già nei mesi passati ci si è resi conto che tutti gli eventi legati alla cultura sono stati di colpo annullati. LabOratorium non è stato cancellato e si è scelto di andare avanti, pur nel rispetto delle norme vigenti. Si vuole in questo modo evitare la deserificazione culturale, un danno che può divenire anche sociale.

“In un primo momento era importante fermarsi per tutelare la salute delle persone. E’ vero però che la salute della persona è complessiva. C’è anche una salute relazionale, del corpo, della mente e del sapere: insomma, un benessere interiore. Non potevamo che proseguire e andare avanti. In un momento in cui la comunità – questo da qualche anno – è distrutta ed è desterificata, o meglio ancora sparpagliata (non c’è più un’idea di gruppo forte) lavorare su piccole occasioni di incontro, su prese di responsabilità, era necessario dare un segno di continuità e ricominciare”.

Questa edizione 2020 di LabOratorium è stata ovvaimente organizzata in modo da far fronte a quelle che sono le attuali esigenze e attuare le normative ed evitare gli assembramenti

“Se il tempo ci favorisce gli incontri saranno all’aperto, per un massimo di 50 persone. Sono del tutto gratuiti ma è necessario prenotare perché ovviamente c’è la necessità di disporre il pubblico secondo le regole definite. È  possibile iscriversi inviando una mail all’indirizzo mail laboratorium@camunitas.it. In caso di maltempo gli eventi si svolgeranno all’interno del Monastero, nel rispetto delle norme in tutela di distanziamento sociale che ci consentono di agire in sicurezza”.

Tutti gli incontri si terranno alle 20:45

📌 Torna a Capo di Ponte, LabOratorium – L'Officina Culturale di San Salvatore il progetto di Fondazione Camunitas per il…

Pubblicato da LabOratorium – L'Officina culturale di San Salvatore su Mercoledì 8 luglio 2020
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