Va verso la conclusione l’udienza preliminare del processo che vede coinvolti il sindaco di Paspardo Fabio De Pedro, la sua vice Caterina Dassa e l’assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici Aristide Salari.

L’accusa, per tutti, è di turbativa d’asta.

Al centro dell’inchiesta della procura di Brescia era finito il bando per la riqualificazione energetica del municipio di Paspardo, del valore di 244mila euro, che il Comune avrebbe spacchettato in più lotti da 40mila euro per poterli assegnare senza gara, ma con il più semplice e veloce assegnamento diretto, che avrebbe favorito aziende amiche. Una pratica che non è vietata dalla legge, ma che deve essere suddivisa in lotti non funzionali tra loro. Invece a Paspardo lo erano.

La procura di Brescia lo scorso novembre aveva chiesto e ottenuto l’arresto di De Pedro, che era finito per alcuni giorni ai domiciliari. Per i suoi due collaboratori non era invece stata disposta alcuna misura cautelare.

De Pedro, che nel frattempo era stato anche sospeso dalla sua funzione di sindaco, nei giorni immediatamente successivi all’arresto era stato ascoltato dal magistrato sostenendo di avere fatto tutto in buona fede. Il gup aveva deciso di rimetterlo in libertà e riabilitarlo alla carica di sindaco di Paspardo.

Nelle scorse settimane la chiusura delle indagini, con la conseguente richiesta di rinvio a giudizio, che ieri è approdata in aula ed è stata discussa dalle parti.

La decisione del giudice di rinviare al 26 giugno la sentenza è arrivata dopo che le difese hanno prodotto una serie di documenti che il gip dovrà analizzare.

Al termine dell’udienza De Pedro non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

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