A tre settimane dall’esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare per un presunto giro di appalti pilotati e corruzione che ruotava attorno al sindaco dimissionario di Malonno Stefano Gelmi, si aprono nuovi scenari nell’indagine coordinata dal pm Ambrogio Cassiani.

Gli inquirenti hanno acquisito una mole di nuova documentazione contabile-amministrativa negli enti locali dell’Unione dei Comuni delle Alpi Orobie bresciane.

L’obiettivo è cercare di appurare se quello di Malonno fosse un caso circoscritto o la punta di un iceberg di un sistema radicato.

Nel mirino non soltanto Malonno e i suoi appalti quindi, ma anche gli altri Comuni dell’Unione, che passa da Edolo, Corteno, Sonico, per comprendere Malonno e Paisco Loveno.

Sotto la lente stanno finendo le commesse ottenute dagli otto imprenditori indagati da altre amministrazioni e per capire se il metodo sia stato applicato ad altri appalti e in altri Comuni, gli inquirenti stanno ascoltando impresari esclusi dalle gare, funzionari e amministratori.

Gli appalti malonnesi erano indirizzati alla Centrale Unica di Committenza, che ha sede a Edolo e che venne costituita per rendere più trasparente l’affidamento dei lavori pubblici, snellire la burocrazia, rafforzare il potere contrattuale degli enti locali e alimentare una concorrenza virtuosa tra le aziende.

Ma le ditte che partecipavano ai bandi emessi dall’amministrazione Gelmi sapevano prima quando la gara veniva pubblicata on-line, in modo da poter saturare con le loro offerte il numero dei concorrenti ammissibili e ridurre al minimo i ribassi di offerta. Costituivano un cartello per far vincere una determinata impresa e beneficiare dei conseguenti subappalti, evitando la concorrenza.

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