Soffocata nel sonno dopo averla stordita con dei farmaci che, da soli, non avrebbero potuto ucciderla. La tesi che gli inquirenti al lavoro sulla morte di Laura Ziliani rimane questa, anche a distanza di quasi quattro mesi dal ritrovamento del corpo dell’ex vigilessa di Temù, avvenuto l’8 agosto scorso, tre mesi dopo la denuncia della sua scomparsa.

Le operazioni di analisi dei reperti prelevati dal cadavere della vittima, tenutisi nei laboratori dei reparti di Medicina Legale del Civile di Brescia, si sono concluse e, stando ad alcune indiscrezioni riportate dal Giornale di Brescia, la Procura sarebbe pronta –salvo nuovi dettagli- a chiudere le indagini ed a chiedere il rinvio a giudizio delle tre persone indagate, ovvero Silvia e Paola Zani, due delle tre figlie della donna, e Mirto Milani, compagno della maggiore.

I tre, accusati di omicidio volontario e di occultamento di cadavere, si trovano in carcere dal 24 settembre scorso: le due sorelle a Verziano, l’uomo a Canton Mombello. Nessuno dei tre ha rilasciato alcuna dichiarazione, avvalendosi (durante l’interrogatorio di garanzia) della facoltà di non rispondere. Chi indaga sostiene che nella notte tra il 7 ed 8 maggio i tre avrebbero somministrato alla madre del bromazepan, l’avrebbero soffocata e poi nascosto il corpo.

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