Il Ministero chiede di impugnare la legge regionale sull’Ato. In bilico l’autonomia camuna

Il Ministero chiede di impugnare la legge regionale sull’Ato. In bilico l’autonomia camuna

Sembrava ormai vicino il traguardo per la costituzione di un Ato di Vallecamonica per la gestione in autonomia, a livello comprensoriale, dell’acqua. Questo grazie alla modifica alla legge regionale approvata a fine 2021 che consente di creare degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) per la gestione del ciclo idrico integrato (acquedotto, fognatura, depurazione) non solo a livello provinciale ma, in determinate condizioni, anche nelle Comunità montane.

Sembrava, perché nelle scorse ore il Ministero della Transizione Ecologica ha chiesto di impugnare in Corte costituzionale l’articolo 13 della legge regionale 24 del 2021, ovvero quell’articolo che consente di perimetrare l’Ato al di sotto dei confini provinciali.

Il dirigente del Ministero ha inviato una nota alla presidenza del Consiglio dei Ministri in cui specifica: “Definire un Ato in ambito territoriale come quello delle Comunità montane è in contrasto con la normativa nazionale, contrapponendosi agli obiettivi che si è posto il legislatore”.

Secondo il Mite infatti gli obiettivi di tutela ambientale vanno perseguit ini forma unitaria, “attraverso il superamento della frammentazione della gestione dei servizi idrici e il raggiungimento di un’adeguata dimensione per una gestione efficiente, efficace ed economica del servizio”.

Da qui la proposta avanzata alla presidenza del Consiglio di impugnare la legge regionale e nello specifico la modifica sull’Ato. La decisione spetterà ora al consiglio dei ministri, ma per l’Ato di Vallecamonica intanto è stallo. E pensare che tutti i Comuni appartenenti alla Comunità Montana hanno già approvato nei Consigli comunali una delibera per accelerare l’auspicato percorso dell’Ato.

Cavalcavia di Cividate Camuno, il progetto della Provincia per metterlo in sicurezza è ancora sulla carta

Cavalcavia di Cividate Camuno, il progetto della Provincia per metterlo in sicurezza è ancora sulla carta

È almeno dal 2017 che si parla della messa in sicurezza del cavalcavia della provinciale 345 delle Tre Valli all’altezza di Cividate Camuno, che, in seguito alla caduta di calcinacci sulla ciclabile sottostante, aveva fatto rilevare degrado e ossidazioni del manufatto.

La Provincia di Brescia, competente per il tratto nei pressi dello svincolo della superstrada e della rotonda che conduce alla zona industriale, aveva sviluppato un progetto di risanamento urgente. L’intervento, da 1,4 milioni totali, sarebbe dovuto iniziare nella primavera del 2020. Ma sono trascorsi ormai due anni e nessuno ci ha messo mano.

Il progetto tutt’ora prevede la riduzione della carreggiata da 10 a 8,50 metri, il rifacimento dei cordoli con l’installazione di barriere, il rinforzo dei setti laterali e delle selle, un nuovo sistema di raccolta e smaltimento delle acque piovane e una serie di ripristini con materiali ad alte prestazioni.

In poco più di un anno i lavori necessari potrebbero terminare: richiederebbero, era stato detto, 52 settimane di svolgimento, 42 delle quali con il senso unico alternato regolato da semaforo e le ultime 10 di chiusura totale, un prezzo da pagare per vedere risolto un problema viabilistico che riguarda tutta la Vallecamonica.

Nell’attesa che il Broletto apra il cantiere, infatti, è sempre in vigore l’ordinanza che vieta il transito sul cavalcavia ai mezzi con carico superiore alle 100 tonnellate diretti nella zona industriale di Cividate Camuno, che vengono perciò dirottati lungo la viabilità interna a Piancogno, penalizzando la vivibilità dell’abitato e le forge stesse.

Il Dpcm sull’obbligo di Green pass in vigore dal 1° febbraio, ecco dove verrà richiesto

Il Dpcm sull’obbligo di Green pass in vigore dal 1° febbraio, ecco dove verrà richiesto

Dal 1° febbraio, il Green pass base, ovvero quello che si può ottenere anche con un tampone negativo – oltre che con la vaccinazione a partire dal 15° giorno dalla prima dose, o nei sei mesi successivi la guarigione dal Covid – servirà quasi ovunque.

Il Dpcm varato dal governo ha chiarito quali sono le attività commerciali e i servizi dove si potrà continuare ad accedere liberamente: negozi di alimentari, mercati all’aperto, negozi di prodotti surgelati, di alimenti per animali. A chi va nei centri commerciali si ricorda che l’accesso alla galleria è libero, ma per entrare in alcuni specifici negozi servirà il Green pass.

Il decreto ribadisce che è sempre consentito l’accesso alle strutture sanitarie e sociosanitarie per ogni finalità di prevenzione, diagnosi e cura. Analogamente, sono esonerati dal controllo della certificazione verde anche le farmacie, le parafarmacie, le sanitarie e i negozi di ottica.

Non serve il Green pass per andare a fare benzina, a comprare il pellet o la legna per la stufa. Ma serve (e questo già dal 20 gennaio) per accedere ai servizi alla persona, ovvero parrucchieri e barbieri, centri estetici, studi di tatuatori e piercer.

Inoltre per entrare nei negozi di abbigliamento, di giocattoli o di libri sarà necessario avere il Green pass. Il Green pass sarà richiesto anche nelle tabaccherie e nelle edicole al chiuso.

Obbligatorio per accedere a banche, uffici pubblici, uffici postali, attività finanziarie. Nessuna deroga è stata prevista, ma i sindacati dei pensionati la stanno chiedendo per il ritiro della pensione. Cisl e Cgil, puntano il dito contro la mancata considerazione delle difficoltà oggettive dei più anziani nell’utilizzo dei device digitali per scaricare il certificato verde, oltre che sul fatto che la pensione è un diritto essenziale.

Copertura vaccinale al 39% per gli under 12 della Vallecamonica

Copertura vaccinale al 39% per gli under 12 della Vallecamonica

Sono state quasi 200 le persone, tra adulti e bambini, che hanno approfittato dell’open day vaccinale indetto venerdì dall’Unione dei Comuni dell’alta Vallcamonica e in collaborazione con Areu, Regione Lombardia, Ats della Montagna e con l’aiuto dei volontari della Protezione civile di Incudine e Vione.

L’appuntamento per chi si prenotava era nella palestra del Cfp Zanardelli di Ponte di Legno: al mattino è toccato agli adulti che si sono sottoposti, a seconda dei casi, alla prima o alla terza dose, mentre il pomeriggio è stato dedicato ai bambini fino a 5 anni.

Si trattava di residenti a Monno, Incudine, Vezza d’Oglio, Vione, Temù e Ponte di Legno, che hanno sfruttato l’opportunità di farsi vaccinare a Ponte senza doversi recare fino a Edolo o addirittura a Boario.

Il 20 gennaio la Regione ha aggiornato le percentuali delle coperture vaccinali. La Vallecamonica è il distretto più immunizzato tra quelli dell’Ats della Montagna.

Concentrandosi sulle fasce più giovani, si nota che la percentuale di under 12 vaccinati o prenotati è salita al 39%: il 28% di loro ha fatto la prima dose, e già il 5% anche il richiamo. Entrando nel dettaglio dei numeri, fino ad oggi sono state effettuate 2.280 prime somministrazioni, 473 seconde somministrazioni, con 620 prenotazioni per il prossimo periodo per la fascia di popolazione in età pediatrica 5-11 anni.

Piazze di Artogne, in estate i lavori per riqualificare il centro storico

Piazze di Artogne, in estate i lavori per riqualificare il centro storico

A novembre 2021 l’ammissione al bando regionale riservato ai progetti di riqualificazione dei borghi storici, a giugno 2022 l’inizio dei lavori. Il Comune di Artogne si è aggiudicato, con il progetto “Piazze di Artogne. Una comunità tra pascoli e montagne”, un finanziamento a fondo perduto per 445mila euro, ai quali andranno ad aggiungersene altri 55mila dalle casse comunali.

Il centro storico della frazione Piazze ha bisogno di essere sistemato: nella parte più antica del borgo, dove sono ancora conservati alcuni archi risalenti al XVI secolo, la pavimentazione necessita di un intervento di riqualificazione, così come un’antica fontana andrà recuperata. Si approfitterà dei lavori anche per rifare i sottoservizi e dotare il borgo di una nuova illuminazione.

Il progetto non guarda solo al passato ma anche al futuro, con l’installazione, ad esempio, delle colonnine per la carica delle e-bike e la valorizzazione della sua posizione anche dal punto di vista turistico, dato che si collega a Montecampione, con una nuova segnaletica che racconterà la storia del borgo e le destinazioni raggiungibili dalla zona. Senza tralasciare la tradizione: a Piazze si celebra la sagra dei Pì Fasacc, che l’amministrazione vorrebbe mettere in risalto dandole una location più adeguata.

Gli studi confermano: c’è correlazione tra l’attività estrattiva a Tavernola e la frana del Monte Saresano

Gli studi confermano: c’è correlazione tra l’attività estrattiva a Tavernola e la frana del Monte Saresano

In un incontro tra amministratori locali e i consulenti incaricati da Regione Lombardia, venerdì è stato fatto il punto sulla situazione della frana del Monte Saresano di Tavernola Bergamasca. Lo studio è stato realizzato dal dipartimento di Ingegneria civile e Ambientale del Politecnico di Milano, dal dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università Bicocca di Milano, dal Centro per la Protezione civile dell’Università degli studi di Firenze e dall’Istituto di Geologia ambientale e Geoingegneria UR Milano

Lo studio presentato ha consentito di analizzare la zona di rischio e dato l’opportunità di definire i primi interventi da adottare in questa fase attraverso l’ausilio di tiranti; gli uffici dell’assessorato all’Ambiente stanno valutando di sospendere in via precauzionale l’uso dell’esplosivo per le attività di cava. Si dovrà quindi valutare la prosecuzione delle attività minerarie con altri metodi da sottoporre a verifiche e monitoraggio.

Tra i fattori predisponenti e di possibile innesco dei fenomeni di instabilità figura (oltre alla condizione geologica e strutturale dell’area, la presenza di una paleofrana, il possibile ruolo della circolazione carsica profonda, le precipitazioni e l’evento sismico del febbraio 2021) l’attività estrattiva dalla miniera Cà Bianca, portata avanti dal cementificio Italsacci. Tale instabilità potrebbe causare un mini-tsunami provocato dallo scivolamento globale del materiale nelle acque del Sebino.

Per l’avvio della progettazione degli interventi di stabilizzazione sono stati già stanziati dalla Regione 1,5 milioni di euro. I tempi di realizzazione prevedono di arrivare alla progettazione esecutiva entro il 30 novembre 2022, stimando di attuare in 12-18 mesi le opere di stabilizzazione.

Per l’apertura del cantiere bisognerà dunque attendere fino al 2023: stando alle prime stime, per l’esecuzione dei lavori sarebbero necessari circa 15 milioni di euro. Pietro Foroni, assessore regionale al Territorio e Protezione civile ha dichiarato ieri: “Una volta pronto il progetto esecutivo, ci rapporteremo con il governo per ottenere un finanziamento idoneo per consentire la realizzazione delle opere per la messa in sicurezza”. Nelle prossime settimane Foroni sarà a Endine e a Sale Marasino per verificare gli interventi di potenziamento delle sedi della Protezione civile proprio alla luce del rischio tsunami nel Sebino.