La linea dura perseguita dal Comune di Ceto nella vicenda che lo vede opporsi ad un suo dipendente ha pagato. Dopo aver vinto la sentenza di primo grado, il Municipio si è visto ancora una volta dare ragione dalla sezione Lavoro della Corte d’Appello di Brescia, che a fine gennaio ha rigettato il ricorso presentato dal dipendente.

Quest’ultimo contestava i due richiami disciplinari per inadempienze sul posto di lavoro a lui comminati da parte del Comune stesso. La sentenza di primo grado, come detto, aveva dato ragione all’Amministrazione Comunale, condannando il lavoratore al pagamento delle spese processiali: l’avvocato del dipendente aveva cercato di mediare, proponendo al Comune la rinuncia della somma in cambio dell’impegno a non fare ricorso. Il Comune, però, aveva rifiutato la proposta: l’Appello ha quindi dato nuovamente ragione all’ente pubblico.

“La decisione del Tribunale del lavoro ci dà ulteriore forza per proseguire sulla strada intrapresa con trasparenza e rispetto delle regole”, ha commentato Marina Lanzetti, sindaco di Ceto, “negli anni abbiamo purtroppo riscontrato la difficoltà di qualche dipendente a rispettare le disposizioni, con atteggiamenti da liberi professionisti poco disposti a seguire il mansionario. Da qui la decisione di ricorrere all’aiuto dei sindacati e alla magistratura per farci tutelare. La giustizia ha fatto il suo corso e ha provato la correttezza dell’operato del Comune rigettando le false insinuazioni nei confronti del nostro ente”. Il dipendente, ora, dovrà versare nuove spese per mille euro.

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