“Mi chiamano Mussolini: dicono che gli somiglio, non solo fisicamente ma anche nel modo di fare un po’ autoritario, per questo alcuni amici mi hanno regalato alcuni oggetti che rimandano al Duce e la ventennio fascista”. Si difende così dalle critiche il sindaco di Temù Giuseppe Pasina, travolto da un vero e proprio caso mediatico, che ha varcato anche i confini camuni, dopo la diffusione, da parte dell’Anpi di Vallecamonica, di un comunicato (con tanto di fotografie allegate) in cui vengono denunciati i cimeli esposti all’hotel Avio, che Pasina gestisce con la sua famiglia.

Il primo cittadino del centro turistico dell’alta Valle, accusato dai partigiani di apologia fascista, dichiara che, più che di simboli politici, si trattava di una goliardata, assicurando di averli già rimossi dalle stanze dell’albergo.

Le fotografie intanto hanno fatto il giro dei social e del web, finendo anche su Tripadvisor. Ecco perchè Pasina ha già annunciato di voler procedere legalmente nei confronti dell’Anpi camuna per tutelare il nome dell’albergo.

“Sono figlio di un antifascista a cui hanno pure bruciato la casa” ha raccontato Pasina, ricordando anche che un suo zio fu un collaboratore del colonnello Menici, ucciso dai tedeschi. Pasina allo stesso tempo fa leva però sulla libertà che ognuno deve avere di comportarsi come crede e di esporre ciò che vuole.

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