In un anno in cui abbiamo visto anche i cimiteri chiusi per precauzione, i funerali celebrati con pochissime persone, ci apprestiamo a vivere la solennità di Ognissanti e la commemorazione dei Defunti in un contesto che richiede ancora una volta un sacrificio da parte dei fedeli. A parlarne con noi il Vicario territoriale della Zona I e parroco di Breno don Mario Bonomi.

Ascolta la riflessione di don Mario Bonomi

“Come come possiamo vivere questa commemorazione dei defunti in un anno così duro e difficile?”

“Sono feste importanti e molto sentite, partendo da quella dei Santi del 1° novembre, con la tradizionale visita ai cimiteri, e il 2 con la commemorazione di tutti i defunti. Fortunatamente i cimiteri sono all’aperto e questo aiuta molto, anche se si sta andando verso una maggiore apprensione nei confronti dei contagi, quindi la cautela è d’obbligo soprattutto per le persone anziane. Direi che si possono dilazionare le visite al cimitero: noi come parrocchia, ad esempio, ma penso avverrà un po’ in tutte le parrocchie della Valle, abbiamo aumentato le messe al cimitero proprio per evitare gli assembramenti. Senza dare ulteriori restrizioni, si raccomanda di essere responsabili”.

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Breno, Alessandro Panteghini, che ha scritto un messaggio a tutti i suoi concittadini invitando alla prudenza e al buonsenso, aggiungendo che domenica le Messe dei Santi al cimitero di Breno delle 10:30 e delle 15:00 saranno trasmesse sulla pagina Facebook del Comune di Breno.

https://www.facebook.com/comunedibreno/posts/3451495728269374

Tante famiglie camune in questo 2020 hanno avuto lutti dovuti anche e soprattutto al Coronavirus, ma è stato difficile elaborarli a causa della situazione di emergenza. Come si può andare in tale direzione in occasione delle ricorrenze del 1 e 2 novembre?

“La questione della solitudine e del non aver potuto accompagnare, soprattutto nel periodo di chiusura totale, i nostri cari defunti, rende ancora più significativa la commemorazione che faremo, e il desiderio di anche trovarci tutti insieme a condividere questo questo lutto e questo dolore.
E’ bello perché la festa dei defunti e preceduta dalla festa di tutti i Santi che ci dice che siamo fatti per questa comunione, dove quello che emerge più di tutto è il desiderio di solidarietà, il desiderio di di mettere amore in quello che si fa; dove non basta semplicemente parlare di salute, ma anche di come si vivono i rapporti che permettono questa rielaborazione, permettono di avere una speranza e di vivere momenti come quello della morte all’interno delle famiglie – se si può dire così – con più pace nel nel cuore.
Questo è quello che le feste dei Santi e dei Morti vissute dal punto di vista cristiano ci ricordano: siamo fatti proprio per il Paradiso e siamo in pellegrinaggio.
Un pellegrinaggio lo si vive sempre in comunità, un po’ come se fosse una una cordata. Penso che questa pandemia ci ricordi anche che non siamo in un campionato l’uno contro l’altro per arrivare alla fine a spuntarla, ma siamo proprio in cordata. E’ come vivere un pellegrinaggio sull’Adamello: quello che è fondamentale è l’apporto di tutti. Siamo tutti uniti, e questa solidarietà, sentirsi ed aiutarsi, mettere amore nelle relazioni penso sia la medicina più bella”.

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