Sarebbe stata l’incuria dell’uomo la causa principale che ha portato, il 24 aprile di quattro anni fa, al crollo della Croce del Papa di Job all’Androla di Cevo, che provocò la morte del giovane Marco Gusmini di Lovere.

 

Lo stabiliscono gli esperti chiamati in causa nel processo che deve stabilire le responsabilità di quanto accaduto. Francesco Passi e Dario Bianchetti, gli ingegneri interrogati dagli avvocati durante l’udienza, hanno sostenuto che l’acqua e le muffe, infiltratesi nel legno della struttura a causa della scarsa manutenzione, oltre alla mancata sigillatura, hanno fatto marcire il legno, rendendolo debole al punto da provocarne il crollo.

Sotto processo Renato Zanoni, direttore dei lavori che portarono la Croce a Cevo; ed i quattro soci dell’Associazione Amici della Croce: Marco Maffessoli, Elsa Belotti, Bortolino Balotti e don Filippo Stefani. A seguito dell’udienza preliminare il pm chiese l’archiviazione, mentre il gip chiese ed ottenne un ulteriore dibattimento, che giovedì vedrà in aula anche monsignor Ivo Panteghini e don Santo Chiapparini.

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