Sfilata di testi al processo che si sta celebrando davanti al giudice del tribunale di Brescia Riccardo Moreschi con imputati l’allora presidente dell’associazione culturale “Croce del Papa”, Marco Maffessoli, i consiglieri Elsa Belotti e Lino Balotti, don Filippo Stefani e Renato Zanoni, il progettista incaricato di effettuare le opere necessarie per collocare la Croce.

 

Pierangelo Delaidelli, responsabile del trasporto e del montaggio della Croce del Papa sull’Androla, ha testimoniato lunedì spiegando che erano state “date sulla croce due tre mani di catramina” quando era stata collocata sul dosso e di aver segnalato anomalie relativamente alle condizioni del manufatto due o tre anni dopo la posa.

Giuseppe Sbaraini, che ha collaborato con l’artista ideatore dell’opera, ha illustrato in aula le modalità di realizzazione ed evidenziato che doveva essere effettuata l’impermeabilizzazione della croce.

Diversi i pareri dei tecnici, sentiti come testimoni in tribunale: secondo Renzo Gaffurini, tecnico della società della Moretti Interholz che realizzò la Croce, “con una scossalina di rame il manufatto sarebbe stato meno esposto alle intemperie e al rischio di crollo”.

Durante il processo – l’accusa è condotta dal pm  Caty Bressanelli – è emerso che c’erano già le avvisaglie di un cattivo stato di manutenzione e che era già stato avvisato il Comune. I controlli venivano effettuati periodicamente, almeno una volta ogni sei mesi. Il processo è stato aggiornato: nella prossima udienza saranno sentiti i testi della difesa.

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