Un corto circuito nella burocrazia delle procedure ha fatto sì che il Tribunale di Bergamo inviasse alla questura di Brescia la richiesta di sospensione del decreto di espulsione dall’Italia per Gezim Sallaku.

La sera del 18 febbraio scorso l’ex presidente del Darfo Calcio è stato accompagnato alla frontiera e imbarcato su un volo in partenza da Milano per il rimpatrio in Albania, quale persona indesiderata perché non in regola con i documenti e socialmente pericoloso.

Ma l’imprenditore, con interessi nel settore alberghiero e della ristorazione e non nuovo alle vicissitudini giudiziarie, era già stato chiamato a comparire per un procedimento a suo carico dal gup di Bergamo. L’udienza preliminare era stata fissata per il 23 marzo, martedì. Il difensore di Sallaku, l’avvocato Stefano Sartorato, ha presentato istanza di sospensione del provvedimento di espulsione per far sì che il suo assistito potesse essere presente in aula. Una richiesta ritenuta legittima da Brescia.

Negli ultimi 20 anni Gezim Sallaku è rimasto coinvolto, insieme ai fratelli, in una serie di inchieste giudiziarie condotte dalle procure di Brescia e Cremona, con accuse che vanno dai furti di auto alla ricettazione di mezzi da cantiere, fino all’evasione fiscale. Nel 2018 nel garage di casa sua, sul lago d’Iseo, furono trovate tre pistole: lo aveva scagionato un fratello, addossandosi la responsabilità. Ora il nuovo procedimento a Bergamo, al quale dovrebbe presenziare prima di essere espulso da nostro Paese.

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