Dopo l’ultimatum (rientrato in extremis) per la mancata approvazione del bilancio di previsione che aveva investito 14 paesi, scatta ora l’emergenza rendiconto della gestione finanziaria 2017, ovvero lo Stato patrimoniale degli enti locali.

Alla scadenza del 30 aprile, 26 Comuni bresciani e quattro Unioni, che aggregano complessivamente 19 paesi, non hanno presentato il documento.

Per evitare lo scioglimento dei Consigli comunali, il commissariamento e nuove elezioni, gli enti locali hanno venti giorni a disposizione. È questo il tempo concesso dal nuovo ultimatum emesso dal prefetto Annunziato Vardè.

La diffida – un atto dovuto nel solco di quanto previsto dalla legge – é scattata ieri e recita: “Decorso infruttuosamente il termine, scatteranno le procedure di scioglimento degli organi elettivi”.

Il pericolo che qualche Comune finisca commissariato è remoto. Quasi tutti i ritardatari hanno già fissato le sedute dei rispettivi Consigli comunali per approvare il rendiconto. Nella stragrande maggioranza dei paesi la mancata approvazione del bilancio è legata a motivi organizzativi e al taglio delle risorse umane imposto dallo Stato.

Nell’elenco degli inadempienti figurano anche realtà camune: l’Unione dei comuni dell’Alta Vallecamonica, l’Unione dei Comuni della Valsaviore, l’Unione dei Comuni Media Vallecamonica Civiltà delle Pietre, l’Unione dei Comuni bassa Vallecamonica, oltre ai singoli municipi di: Artogne, Berzo Demo, Bienno, Cedegolo, Cividate, Malegno, Paisco, Pisogne, Sellero e Sonico

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