Con l’avvicinarsi della fine dell’anno scolastico, restano ancora alcune incognite tra i banchi delle scuole italiane. Incognite legate al prossimo anno, alle modalità di lezione (tra distanziamento sociale degli alunni e possibilità di didattica a distanza) ed alla questione dell’assunzione di nuovi insegnanti. Prima di arrivare a settembre, però, bisogna passare per giugno e per gli esami che dovranno affrontare gli studenti di terza media e di quinta superiore.

Per parlare della situazione delle scuole camune e di come hanno affrontato questi mesi straordinari, abbiamo chiesto il parere del nostro Giacomino Ricci, che quando non sentiamo in onda con i suoi programmi (come Stremadès, Tra ‘l vac e ‘l sulìf e Buona Domenica) ricopre il ruolo di dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “Pietro da Cemmo” di Capo di Ponte.

Giacomino Ricci ci racconta le scuole camune in tempo di quarantena

“All’interno delle scuole della Valle l’attività didattica procede in modo ordinario, seppur nella straordinarietà della situazione”, ci ha raccontato Ricci, “ovunque è stata attivata la didattica a distanza, anche se con tipologie e modalità differenti a seconda delle età dei ragazzi e delle scelte organizzative e tecniche di istituti e singoli docenti”.

La didattica a distanza di questi mesi ha richiesto un grande sforzo sia da parte delle scuole che delle famiglie, anche nel reperimento di quegli strumenti -come i computer- dati per scontati in alcuni casi…

“Gli strumenti sono diversificati, e questo dipende dalle competenze d’uso da parte, dell’età dei ragazzi e della loro disponibilità tecnica. Tutte le scuole della Valle hanno messo a disposizione -per quanto possibile- il parco macchine disponibile ed i fondi che sono arrivati dal Ministero, come computer e tablet, assegnati in comodato d’uso fino al termine delle attività scolastiche. Questa didattica a distanza non può essere come quella in presenza: ha delle sue caratteristiche particolari, a cominciare dal fatto che non è immaginabile che un bambino possa stare davanti ad un monitor per cinque ore continuative, ma bisogna accorciare i tempi e forse di ripensare alla didattica breve. C’è bisogno soprattutto della grande disponibilità delle famiglie: credo che l’esperienza più interessante che sta uscendo in questo periodo è la costruzione di collaborazioni e complicità tra genitori e scuola, cosa che ci auguriamo di non perdere in futuro”.

A proposito di futuro, manca poco alla fine dell’anno scolastico ed agli esami…

“Si guarda alla fine d’anno anche in funzione delle pubblicazione di alcune ordinanze ministeriali che danno indicazioni sulla chiusura dei percorsi: è stata smentita la notizia per cui tutti devono essere promossi, ma si dovrà tenere in considerazione (fatte salve le evidenti difficoltà tecniche di connessione o di strumentazione) della partecipazione sia precedente alla didattica a distanza che alle lezioni gestite, la mancata partecipazione potrebbe portare alla bocciatura. I ragazzi della secondaria di primo grado stanno guardando al colloquio, che sostituirà l’esame, costruito intorno ad una tesina o mappa concettuale, che darà segno di un percorso svolto individualmente. La valutazione avverrà in funzione di quattro fatto fondamentali: il percorso triennale, dell’anno in corso, l’esposizione della tesina e la tesina stessa”.

Per quanto riguarda le superiori, la maturità 2020 sembra ancora essere poco chiara.

“La situazione è più liquida, anche perché c’è più tempo: è prevista la discussione dell’orale in presenza. Proprio la complessità in emergenza di questa presenza sta facendo molto discutere, al punto tale che si ipotizza che nelle prossime settimane possano uscire disposizioni che correggeranno il tiro, bisogna pensare al percorso di sanificazione tra un candidato e l’altro, ed anche alle difficoltà che i presidenti di commissione potrebbero incontrare quando si dovranno spostare in contesti dove alberghi e ristoranti non è detto che siano aperti ed accessibili”.

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