La canonizzazione di Papa Paolo VI avverrà domenica 14 ottobre in Piazza San Pietro nel corso del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani.

Con Giovanni Battista Montini saranno canonizzati l’arcivescovo martire del Salvador, Oscar Arnulfo Romero e due preti italiani don Francesco Spinelli, fondatore dell’Istituto delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda, che compì il miracolo guarendo, nel 1947, una bambina di Costa Volpino, Agostina Figaroli, don Vincenzo Romano di Torre del Greco, la tedesca suor Maria Caterina Kasper, fondatrice dell’Istituto delle Povere Ancelle di Gesù Cristo; la spagnola suor Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù, fondatrice della Congregazione delle Suore Misioneras Cruzadas de la Iglesia.

Paolo VI, nato a Concesio (Brescia), Papa dal 1963 al 1978,e la sua canonizzazione viene così commentata dal giornalista e già direttore di Radio Voce Camuna Gianmario Martinazzoli:

“PaoloVI santo è una gloria della brescianità tutta,  oltre che della Chiesa universale. Quarant’anni fa, quando entrò in quella luce che tanto aveva desiderato, in realtà erano molte le incomprensioni e i luoghi comuni che attorniavano la sua figura. Ci fu chi definì Paolo VI un papa triste, amletico, preda del dubbio e incapace di decidere. Naturalmente questo era il frutto di giudizi approssimativi e superficiali, propri di chi era incapace di guardare una spanna oltre il proprio naso, affetto da vera e propria miopia.

Oggi le cose sono profondamente cambiate, e non solo perché la Chiesa eleva Giovan Battista Montini agli onori degli altari: in fondo, se ci fermassimo a questo aspetto, ci collocheremmo in quell’ambito intraecclesiale che spesso è ignorato o vilipeso da chi ne sta fuori. La nota caratteristica e perciò stesso degna di essere sottolineata sta nel fatto che Paolo VI è stato riabilitato in toto anche all’occhio dell’opinione pubblica più diffusa, compresi quei laici che furono suoi tenaci e a volte astiosi avversari.

Del resto, come non ricordare che  Paolo VI fu il primo Papa a scrivere un’esortazione sulla gioia cristiana, proprio lui che veniva etichettato come mesto e triste? Come non far memoria che fu proprio Lui a portare a compimento il Concilio Vaticano II con decisioni coraggiose e forte determinazione, Lui che veniva considerato perennemente indeciso e amletico? Come non richiamare l’enciclica Humanae vitae sull’amore responsabile e fecondo che oggi viene considerato un testo profetico nelle sue indicazioni di fondo che vanno ben al di là del tema tanto sbandierato e abusato della contraccezione? Va pure ricordato la sua attenzione ai mezzi di comunicazione sociale: radio,televisione,cinema e giornali. A Lui si deve la nascita del quotidiano cattolico Avvenire che ancora oggi esprime il pensiero della Chiesa italiana. Paolo VI fu un grande uomo e un grande intellettuale, figlio di quella tradizione bresciana che rimanda alle carismatiche figure dell’Oratorio della Pace e ancora prima all’impegno civile ed ecclesiale che i genitori Giorgio e Giuditta gli comunicarono fin dagli anni giovanili. Senza la grande tradizione cattolica bresciana non si spiega la levatura del Papa del Concilio con le sue vedute universali e con la sua ansia di raggiungere tutti i popoli e i continenti, primo papa a viaggiare proprio come l’apostolo di cui volle assumere il nome.

Queste considerazioni possono sembrare troppo terrene e contingenti, davanti all’evento che ora lo proietta in una luce totalmente nuova e trascendente. Quella luce nella quale, con slancio tenero e mistico allo stesso tempo, manifestò il desiderio di potersi trovare al termine dei suoi giorni terreni. Ma questo è forse il modo per capire che Paolo VI fu uomo del suo tempo che amò l’umanità travagliata dei giorni nostri. In conclusione:  santo perché uomo tra gli uomini con un amore smisurato per la Chiesa come strumento della loro salvezza. La sua canonizzazione è il sigillo di un’esperienza che è partita da Brescia per raggiungere il mondo intero. Un santo per il nostro  tempo, di un’attualità che colpisce ed impressiona.”

Venerabile dal 20 dicembre 2012, dopo che Benedetto XVI ne aveva riconosciuto le virtù eroiche, beatificato il 19 ottobre 2014 da Papa Francesco, sarà Santo per il miracolo attribuito alla sua intercessione della guarigione di un feto, al quinto mese della gravidanza. Nel 2014 la madre, della provincia di Verona, si recò, a pochi giorni dalla beatificazione di Montini, a Brescia, nel santuario delle Grazie, per pregare il Papa. I successivi controlli medici attestarono la completa guarigione del feto. La bambina, di nome Amanda, è nata e oggi sta bene.

Il 13 dicembre 2017 la riunione dei Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi si è pronunciata a favore del nesso tra quanto accaduto alla bambina e l’intercessione del Beato Paolo VI espressamente invocato dai suoi genitori.

Ricevendo in udienza il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il card. Angelo Amato, il 6 marzo 2018 papa Francesco ha promulgato il decreto con cui la nascita di Amanda era da ritenere miracolosa e ottenuta tramite l’intercessione del Beato Paolo VI. Nel Concistoro ordinario pubblico del 19 maggio 2018, papa Francesco ha stabilito che la sua canonizzazione, insieme a quella di altri Beati, sarebbe stata fissata per domenica 14 ottobre 2018.

La cerimonia inizierà alle 10 in Piazza San Pietro. Alle 12 tutte le chiese della diocesi di Brescia sono invitate a suonare le campane a distesa per la canonizzazione di Paolo VI.

 

 

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