La Festa della Donna è appena passata, e per il secondo anno consecutivo il Centro Antiviolenza Donne e Diritti di Darfo Boario Terme ha aderito allo sciopero globale indetto dai movimenti femministi. L’8 marzo, quindi, il Centro è rimasto chiuso, garantendo solo gli interventi in emergenza attraverso la reperibilità h24 per i Servizi del territorio, le Forze dell’Ordine ed i Servizi Sanitari, e così anche la Casa Rifugio.

I motivi dello sciopero sono presto detti: da anni, sostiene il Centro, c’è “l’impressione che da parte di molte istituzioni l’interesse al contrasto della violenza di genere sia solo superficiale, ribadito in occasione delle ricorrenza del 25 Novembre (Giornata Internazionale contro la violenza di genere, ndr) con decine di iniziative che però non trovano sostanza in una sconsolante mancanza di programmazione”.

Il Centro Antiviolenza cita, in particolare, l’esempio del Reddito di Libertà, misura promossa a sostegno dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza domestica, che in meno di dieci giorni è andata ad esaurirsi in assenza di un finanziamento adeguato. “Quel misero reddito che doveva essere finalizzato a progetti di autonomia va a sommarsi ai redditi conteggiati per l’accesso al Gratuito Patrocinio a carico dello Stato nei procedimenti giudiziari. Questo significa”, si legge in un comunicato, “che molte delle pochissime donne che lo hanno ottenuto dovranno usare quei soldi per pagare le spese legali e non per i loro progetti di autonomia”.

Tra le altre problematiche, quelle legate ai fondi destinati alle Reti antiviolenza, ridotti rispetto al biennio passato. Una situazione che impedisce a tutti i Centri -compreso quello di Darfo- di poter garantire servizi e continuità, dal momento che diventa complicato offrire alle proprie professioniste un adeguato contratto.

Da qui, la mobilitazione scattata nella giornata di martedì, tramite cui si chiede che i fondi per i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio diventino strutturali, che le strutture possano mantenere la propria indipendenza, che siano stanziati fondi per il rafforzamento dello stato sociale, che si faccia formazione al sistema giudiziario affinché riconosca anche la violenza non fisica e l’applicazione in ogni sua parte della convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne, con la nascita di una Commissione nazionale permanente di monitoraggio.

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