‘Dream it, print it, do it’, ovvero ‘Sognalo, stampalo, fallo’: questo il nome dell’innovativo corso, all’interno del progetto CellFit, che si sta tenendo in questi giorni all’Università della Montagna di Edolo.

 

Un corso delle altissime ambizioni: i ricercatori ed esperti provenienti, dopo una lunga selezione, da 17 Paesi europei, stanno infatti lavorando ad una serie di sessioni legate al bioprinting. In altre parole, sfruttano una tecnica all’avanguardia che utilizza le cellule e le alloggia su polimeri e materiali biocompatibili. Tramite un sistema computerizzato, viene programmato l’assemblaggio di un tessuto.

Lo scopo è quello di ricreare i primi organi in miniatura, da poter utilizzare per studiare malattie e sperimentare nuovi farmaci: il primo passo, secondo alcuni, verso la realizzazione di organi in laboratorio. Il corso prevede anche l’approccio ad un’altra procedura, quella della de-cellularizzazione tramite un tessuto pre-esistente per ottenere una matrice su cui far crescere nuove cellule.

Il progetto è coordinato da Tiziana Brevini, docente dell’Università di Milano e coinvolge 34 Paesi tra centri di ricerca ed Ateni, sotto la guida dell’Università milanese: è stato selezionato all’interno di un’iniziativa europea che punta a creare cooperazione tra Paesi e ricercatori per l’innovazione scientifica.

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