Era l’agosto del 2021 quando, con la caduta di Kabul ed il ritorno dei talebani, Edolo fu scelta dal Ministero della Difesa come una delle destinazioni provvisorie dei numerosi profughi giunti dall’Afghanistan in cerca di protezione.

Duecento persone furono accolte dal Comune dell’alta Vallecamonica, nella base logistico addestrativa dell’Esercito; successivamente, fu messo a disposizione anche l’ex convitto Bim, tramite la gestione di una cooperativa.

Oggi, un anno dopo, l’ex convitto ospita diciassette afghani (tra cui una famiglia di otto persone), oltre a 46 ucraini scappati dalla guerra. Nella base logistica, invece, da quattro mesi sono ospitati altri sessanta afghani. Per tutti loro la situazione è ancora in sospeso, perché quella di Edolo è una sistemazione temporanea, in attesa che queste persone possano trovare un luogo in cui cominciare una nuova vita.

E’ la speranza di Luca Masneri, sindaco di Edolo: il Comune si è prodigato affinché i bambini potessero frequentare la scuola durante l’inverno ed imparare l’italiano, ma ora serve fare altro. “Non è bello che queste persone siano parcheggiate ad Edolo”, dice Masneri al Giornale di Brescia, “è necessario dare loro una prospettiva, e non lasciarsi influenzare dalle ondate delle emergenze, all’italiana maniera”.

Secondo il primo cittadino si deve lavorare affinché queste persone possano costruirsi una vita “prima che scada il loro ‘contratto con lo Stato’, anche perché finché saranno parcheggiati a Edolo il lavoro non lo troveranno”.

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