Sarebbe della legionella il batterio che ha provocato numerosi casi di polmonite in 250 persone nella Bassa bresciana e di alcuni Comuni della provincia di Mantova e Cremona.

 

A sostenerlo, ieri, Giulio Gallera, assessore regionale al Welfare, che ha confermato che le analisi per capire come si sia generata l’epidemia proseguono, mentre la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per epidemia colposa. Il numero di nuovi casi, intanto, sta diminuendo: il picco sarebbe stato raggiunto il fine settimana scorso.

Resta comunque alta l’allerta, per una situazione su cui si deve ancora fare chiarezza. I prelievi di alcuni campioni di acqua a monte della diga di Calvisano, uno dei paesi maggiormente colpiti, potrebbero aiutare a capire se il batterio si è diffuso tramite l’acqua, sebbene per ora non ci sia nessun divieto di potabilità.

In campo scendono anche i biologi, che mettono a disposizione una task force per tutti gli enti locali che ne avessero bisogno. Resta grave, infine, il 29enne di Roè Volciano, ricoverato a Monza con polmonite da legionella, ma l’Ats non lo considera un caso legato all’epidemia che sta spaventando in questi giorni i bresciani.

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