Un’audizione di due ore, equamente divise tra parte politica e parte tecnica: si è tenuta ieri a Roma, alla presenza delle Commissioni Ambiente e Difesa a proposito della situazione della frana del Monte Saresano, che da un mese ha allarmato i residenti ed amministratori dei Comuni che si affacciano sul lago d’Iseo.

In collegamento web erano presenti Ioris Pezzotti, sindaco di Tavernola Bergamasca, e Fiorello Turla, primo cittadino di Monte Isola i due paesi maggiormente a rischio, ma anche Marco Ghitti ed Adriana Bellini, presidenti rispettivamente della Comunità Montana del Sebino Bresciano e dei Laghi Bergamaschi, Nicola Macario, presidente del G16 ed Alessio Rinaldi, presidente dell’Autorità di Bacino dei laghi d’Iseo, d’Endine e Moro.

E’ stata l’occasione per ascoltare i geologi incaricati, gli esperti delle Università di Milano e Bologna al lavoro sul caso e, soprattutto, i diretti interessati, che hanno relazionato sui progetti di alleggerimento e contenimento della frana atteso da Regione Lombardia e per cui si chiede un finanziamento a livello governativo.

Interventi necessari per scongiurare il pericolo, nonostante ad oggi il movimento franoso si sia assestato intorno ai due millimetri al mese (durante la fase acuta dell’emergenza era di due millimetri al giorno). Se Turla ha ricordato che la situazione è ben nota ai residenti da più di trent’anni, gli altri rappresentanti hanno anche sottolineato la presenza di sostanze pericolose all’interno del cementificio di Tavernola su cui incombe la frana e la necessità di metterlo in sicurezza, se non riconvertirlo e ricollocare le persone che vi lavorano. Prima dell’audizione, in mattinata, la questione del Saresano era stata al centro anche di un’interpellanza alla Camera, voluta da Marina Berlinghieri ed Alfredo Bazoli, parlamentari bresciani del Pd.

“La speranza”, ha commentato Rinaldi a fine audizione, “è che la nostra posizione, e quella dei tecnici incaricati da Regione Lombardia, venga presa in considerazione, per la risoluzione definitiva dell’emergenza”. Il Governo sembra essere disponibile ad inserire il finanziamento per la messa in sicurezza nel programma del Repertorio Nazionale per la Difesa del Suolo, ma prima serve che la Regione approvi ed invii lo studio di fattibilità tecnico-economica.

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