Era stato trovato senza vita cinque anni fa a Ponte di Legno, proprio nel giorno in cui doveva essere interrogato, Giuseppe Ghirardini.

La Procura Generale di Brescia nelle scorse ore ha chiesto l’archiviazione del fascicolo sulla morte dell’operaio della Bozzoli di Marcheno, avvenuta una settimana dopo la scomparsa del suo datore di lavoro, Mario Bozzoli, il cui corpo non è mai stato ritrovato.

Per gli inquirenti le due vicende sono strettamente collegate tra loro, ma a mancare sono le prove certe. Secondo l’accusa l’operaio sarebbe stato indotto al suicidio: dall’autopsia risultò che l’uomo aveva ingerito due esche di cianuro. Per farlo, stando agli elementi che si conoscono, partì dalla Valtrompia per arrivare fino a un bosco nei pressi di Case di Viso, dove vennero trovati il suo corpo e la sua auto.

I nipoti di Mario Bozzoli, Alex e Giacomo, oltre all’accusa di omicidio volontario premeditato per la morte dello zio dovevano rispondere anche di istigazione al suicidio per il caso Ghirardini.

Ora il gip valuterà se accogliere la richiesta del Procuratore generale Marco Martani, che sostiene che sia impossibile, “oltre ogni ragionevole dubbio”, stabilire se ci siano state delle pressioni nei confronti dell’operaio. L’uomo potrebbe aver deciso in piena autonomia di togliersi la vita. A quest’ultima versione però non crede la famiglia, i cui legali sono intenzionati ad impugnare la decisione della Procura.  

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