Armstrong è un disco destinato a dividere gli ammiratori di Giuni e d’altra parte pare essere stato pensato proprio per quello. Otto brani inediti: nel secondo CD le tracce con i nastri ‘storici’ e le registrazioni originali anni ‘80, nel primo gli stessi pezzi arrangiati da Stefano Medioli e Pino Pinaxa Pischetola.

Come logico la contrapposizione è tra chi amerà alla follia quelli che vengono da più parte chiamati “provini” Vs quanti invece consumeranno le tracce dal suono più recente. Tra i due opposti forse la virtù è da ricercare nel mezzo: nessuna incisione di prova nasce per essere intenzionalmente pubblicata e l’elaborazione in funzione dell’edizione è un atto talmente naturale da escludere ogni rischio di lesa maestà. Le scelte di arrangiamento suonano tra l’altro assolutamente rispettose e vestono i brani come abiti sartoriali, senza comprimere o forzare. Non solo: il fatto che la traccia vocale delle due versioni sia la medesima ci consente di apprezzare la grandezza di una “voce che grida” anche nelle versioni di lavoro, normalmente affrontate in modo più ‘sciallo’ di quelle ufficiali. Ed ancora: giocare con le note per il solo fatto di godere del suono ci consente di cogliere anche qui quel clima di matura serenità che Giuni è riuscita a lasciar scorgere solo negli ultimi album quando, libera dalla forzatura di dimostrare il “colore sempre vivo” della sua estensione vocale, ha buttato a piene mani al centro delle proprie esibizioni il cuore. Ed è forse con la logica del cuore che dobbiamo guardare a queste incisioni. La storia dei postumi ci ha insegnato come dagli archivi tendano ad uscire essenzialmente gli ‘scartini’, i brani meno riusciti esclusi dagli album principali perché considerati cadute di tono. Qui al contrario alcune delle canzoni sembrano essere state omesse perché troppo personali, quasi che alle spalle dell’istrionica esuberanza della Russo ci fosse un’anima timida che meritava tempi nuovi per poter esprimere a fondo la profondità del proprio sentire.

Il risultato è, per certi versi, una collezione di rimpianti, a cominciare dal pezzo che fornisce il titolo all’album: ascoltando “Armstrong” è naturale chiedersi cosa avrebbe potuto essere se Giuni avesse sperimentato percorsi jazz. Percezione confermata dall’ascolto del brano di apertura “Non fare come me”, di cui colpisce il testo che, più che un invito alla sregolatezza, ha il sapore di un outing censurato. Il mancato tormentone estivo, magari dopo qualche limatura al testo, “Ma quale ti amo” fa il paio con il sorprendente “Se volessi amarti” che sembra scritto per il Celentano di allora. Alto livello per il singolo di lancio, il grintoso “Non voglio andare via”, impreziosito dai vocalizzi con cui il “provino” simula potenziali interventi strumentali, e per la malinconica “Lacrime e sogni” in linea di continuità con il pezzo di apertura. Ben ha fatto chi ha scelto di far precedere “Armstrong” da “Te lo sei chiesto mai”: anche qui infatti vien da mordersi le dita pensando a cosa avrebbe potuto regalarci la ‘signorina Romeo’ se i discografici l’avessero lasciata fare un po’ più di testa sua.

Giuni Russo, Armstrong, Edel Giunirusso Arte, CD 2017

Sito ufficiale: https://www.giunirusso.it/news.asp#!

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/GiuniRusso.Official

Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Armstrong_(Giuni_Russo)

Video “Non voglio andare via”: https://www.youtube.com/watch?v=gjrFX-kC8no

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