Nell’anniversario della nascita di Giuseppe Camadini, avvenuta il 10 giugno 1931, e a sei anni dalla morte (25 luglio 2012), lunedì 11 giugno alle 18.30 mons. Gianfranco Màscher, già vicario generale della Diocesi, celebrerà una messa di suffragio alla Casa San Filippo dei Padri della Pace.

 

Nell’occasione verrà collocata la teca delle reliquie del beato Giuseppe Tovini nella Cappella dell’Immacolata. Martedì l’appuntamento è invece all’Istituto Paolo VI di Concesio. Dopo il saluto dell’avvocato Michele Bonetti, presidente della Fondazione Giuseppe Tovini (ruolo ricoperto per oltre trent’anni dal notaio Camadini), padre Gian Paolo Salvini, già direttore de «La Civiltà Cattolica», terrà una relazione su «Giuseppe Camadini e l’Istituto Paolo VI»; a seguire il concerto del pianista Paolo Gorini e la consegna del premio «Giulio e Giulio Bruno Togni»; le conclusioni saranno affidate alla dottoressa Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica.

Il notaio Camadini, nel corso della sua vita, con stile discreto ma efficace, ha svolto un ruolo notevole in un orizzonte vasto dall’economia alla finanza, dall’impegno educativo a quello culturale e sociale. Un impegno rivolto anche ai mezzi di comunicazione, come ricorda Gianmario Martinazzoli, già direttore di Radio Voce Camuna:

“Il notaio Giuseppe Camadini, fin dall’inizio, è sempre stato un sostenitore convinto della nostra emittente. Infatti, tra le iniziative di carattere sociale e culturale che ha animato nel corso della sua esistenza, c’è anche l’attività a favore dei media e del mondo della comunicazione. Ricordo molto bene che all’inizio ha potuto anche manifestare qualche perplessità nei confronti dello strumento radio in quanto, per sua formazione, era più portato a vedere l’importanza che rivestiva la carta stampata. Ma man mano ho visto in lui crescere l’attenzione verso la radio e la televisione. E devo dire che una volta capita l’importanza –era una persona molto acuta- è riuscito a darci sempre una robusta mano perché la radio potesse andare avanti.

E l’ha sempre fatto con quello spirito che definirei ‘montiniano’, lui che di Paolo VI aveva naturalmente una grande stima. Questo stile lo si vede anche nel rapporto che ha sempre tenuto con i mezzi di comunicazione, proprio perché si era convinto fossero uno strumento importante per pre-evangelizzare. Da questo punto di vista aveva imparato da Paolo VI, che aveva insistito perché ci fosse un solo quotidiano dei cattolici italiani, chiudendo ‘L’Avvenire d’Italia’ e ‘L’Italia’ e dando vita ad ‘Avvenire’.

Giuseppe Camadini ha sempre visto i mezzi di comunicazione come un mezzo importante per la trasmissione di quella cultura che è fondamento anche della fede. Si è sempre comportato così, anche nei confronti di Radio Voce, sostenendola anche attraverso le istituzioni che lui poteva guidare ed orientare, perché ci fosse anche un contributo economico che sostenesse l’attività della radio”.

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