Uno Scudo Blu anche per i pitoti camuni. Stiamo parlando dell’iniziativa che, a seguito della Convenzione dell’Aja del 1954, punta a tutelare i beni artistici e culturali nelle zone interessante da un conflitto bellico. A metterla in pratica, con un protocollo firmato in primavera, la Croce Rossa Italiana e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani con l’obiettivo di proteggere il patrimonio artistico italiano nel drammatico caso di una guerra, ponendo nei pressi di quei luoghi e monumenti di rilevanza storica e culturale l’emblema di uno Scudo Blu, appunto.

Ad aprile è avvenuta la posa dei primi due, a Solferino (Mantova), ma nel 2023 dovrebbe toccare alla provincia di Brescia, proprio nell’anno in cui la città -insieme a Bergamo- sarà Capitale della cultura. Da qui, la scelta di dove dovranno essere posizionati gli Scudi Blu, scelta che ricade prima di tutti sui beni Unesco presenti sul nostro territorio.

Ad essere interessati, quindi, il complesso monastico San Salvatore-Santa Giulia, il parco archeologico della Brixia Romana, i siti palafitticoli del Garda a Lavagnone, Lucone e San Sivini ed anche il sito archeologico delle incisioni rupestri di Capo di Ponte. L’accordo tra Croce Rossa ed Anci prevede anche la realizzazione di iniziative a sostegno dei giovani e della cittadinanza attiva ed una campagna di sensibilizzazione all’abolizione delle armi nucleari.

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