In seguito alle polemiche nate nei giorni scorsi arriva la risposta dei biologi del Parco dell’Adamello e del Parco dello Stelvio.

Le lamentele degli animalisti e della gente del posto riguardavano le condizioni degli ungulati e in particolare dei cervi che, a causa del freddo e lungo inverno e della neve abbondante si sono abbassati di quota in cerca di cibo, trovando in molti casi la morte.

Alcuni esemplari sono arrivati a lambire gli abitati di Ponte, Vione e Temù e la loro presenza ha creato scalpore tra la gente e qualche piccola polemica, in particolare sul fatto che i Parchi non fossero intervenuti per dare da mangiare ai cervi.

Sul foraggiamento invernale della fauna selvatica, nei giorni scorsi, il Parco Adamello e quello dello Stelvio hanno fatto chiarezza, con una serie di obiezioni scientifiche che sconsigliano l’approvvigionamento artificiale degli ungulati selvatici.

In alta Valle ci sono circa 1.600 cervi, più i nati nel 2017: si tratta della densità media tra le più alte note sulle Alpi. I picchi di mortalità in inverni particolarmente nevosi sono fenomeni naturali, pur con varie fluttuazioni.

La somministrazione di pane ne accelererebbe la morte, anziché evitarla, e aumenterebbe il rischio di trasmissione di malattie. Per questo non serve un intervento: la natura, dicono gli esperti, si regola da sé.

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