Nonostante gli stop e le restrizioni imposte dal Covid la produzione vitivinicola bresciana ha chiuso la vendemmia 2020 con un incremento di oltre il 22% rispetto al 2019, sul vigneto totale del Bresciano, con picchi del +43% nella Franciacorta e margini più contenuti per le altre Doc e Igt.

Brescia è la seconda provincia della Lombardia con i suoi 6.000 ettari vitati e con 14 vini a denominazione di origine tra Docg, Doc e Igt.

Confagricoltura Brescia ha presentato i dati della vendemmia 2020, che si è aperta in anticipo e conclusa con un’ottima qualità media delle uve e con la tenuta del valore. Un’annata favorevole, sostenuta da un andamento climatico buono. Sfavorevole se si guarda invece alle difficoltà avute a svolgere, causa decreti, le operazioni in campagna, specie per la gestione dei dipendenti stagionali dall’estero nei vigneti più estesi. Non buono nemmeno il capitolo consumi, anche se il 2020 ha sdoganato gli acquisti online e potenziato la Gdo. La categoria ha chiesto e attende adeguate misure di sostegno.

Il vigneto del Franciacorta si è incrementato del 3,43%, quello del Lugana del 6,63, le Dop bresciane del 5,38. Bene l’Igt Vallecamonica: a fronte di una superficie di circa 20 ettari vitati, la produzione ha visto un +4% di quintali di uva (dai 997,97 del 2019 ai 1038,94 del 2020) e un +6% di vino finito (con 701,75 ettolitri, contro i 662,08 ettolitri del 2019). Meno bene l’Igt del Sebino, che vede le percentuali di produzione uve e vini in ribasso del 10%.

Share This