Il Consiglio provinciale delle ACLI bresciane si è riunito nei giorni scorsi, il 7 ottobre, per l’elezione del Presidente provinciale e della presidenza. Il camuno 44enne Pierangelo Milesi è stato riconfermato ai vertici delle ACLI di Brescia. Dopo l’elezione del 2016 e il lavoro di questi 4 anni, è arrivata unanime la riconferma: tutti e 42 i consiglieri che erano presenti hanno votato per lui.

Ascolta l’intervista a Pierangelo Milesi


Quali saranno i temi che verranno portati avanti e quelli che verranno presi in considerazione, visto anche il momento storico che stiamo vivendo?

“Il congresso che abbiamo celebrato il 26 settembre scorso – che era stato rimandato, perché sarebbe dovuto essere stato celebrato il 12 marzo, ma che per le ragioni della pandemia purtroppo abbiamo dovuto rimandare – evidentemente è stato segnato certamente dal vissuto dalla realtà che abbiamo attraversato purtroppo in questi ultimi mesi. E giocoforza anche il mandato congressuale, che il Congresso affida al consiglio provinciale per i prossimi quattro anni e quindi al presidente. Questi temi che noi abbiamo ribadito un po’ durante il congresso diventano fatto l’asse portante per il programma che affronteremo anche come ACLI nei prossimi 4 anni” afferma Milesi.
“Cito soltanto alcune delle tematiche che sicuramente saranno al centro della nostra attenzione. La prima è certamente quella della povertà, perché questo lockdown ha anche aumentato quella forbice di disuguaglianza che si è creata già negli ultimi anni, negli ultimi decenni, ed ha aggravato questa situazione. Nelle nostre comunità, tra le nostre famiglie, ci sono situazioni di grande fragilità, che nei prossimi mesi purtroppo, per certi aspetti, potrebbero emergere in maniera anche grave. Accanto a queste persone vogliamo continuare a camminare, quindi offrire delle opportunità e dei servizi che possono aiutarle a non cadere nella povertà assoluta e riuscire invece a riprendersi da questo momento complicato”.

Si proseguirà con la centralità del tema del lavoro

“Non c’è Repubblica senza lavoro ed è proprio da questa dimensione del lavoro che si potrà ricostruire anche un Paese. Credo che come ACLI abbiamo un compito, che è quello di riscoprire il valore del lavoro, in una terra Bresciana che del lavoro fa un’identità, quasi un “mantra”. Il valore del lavoro punto di vista è fondamentale perché deve salvaguardare il primo valore, che è quello della dignità della persona umana, che passa attraverso il lavoro. Quindi da questo punto di vista porteremo avanti diverse progetti oltre che dei servizi di sportello per le persone che si troveranno in difficoltà. Certamente da un punto di vista occupazionale, ma anche per reinterpretare la dimensione del lavoro, che forse negli ultimi 30-40 anni abbiamo un po’ perso in una deriva un po’ individualista è un po’ economicista”.

Lavoro, tema di cui avete parlato anche durante l’evento che è stato organizzato a Edolo proprio per sostenere i giovani e l’occupazione giovanile.

“È stata un’iniziativa all’interno del progetto Segni di Futuro, dove le ACLI della Vallecamonica portano avanti alcune azioni, in particolare un osservatorio qualitativo del lavoro, soprattutto giovanile” spiega Milesi “Putroppo in questo periodo le cene vanno fatte in maniera molto contingentata, ma era un’occasione informale per sensibilizzare attorno al tema del lavoro in particolare orientamento al lavoro per i giovani. È cambiata un’epoca: oggi un giovane può trovarsi di fronte a una opportunità di offerte lavorative smisurata rispetto a 30-40 anni fa ed essere meno libero di poter scegliere una strada. Quello che a noi interessa è che i giovani che faticano a trovare un lavoro, a collocarsi e a orientarsi non siano lasciati soli in questo percorso. Le ACLI vogliono tentare di rispondere a questo bisogno coinvolgendo le comunità, perché, se uno ha una difficoltà sul lavoro, non è un problema soltanto suo: è un problema della comunità. Questo è il messaggio che mi preme molto che passi. Un problema anche delle comunità cristiane, perché altrimenti noi ci limitiamo a contare quante persone vengono a messa la domenica, e poi magari ci scordiamo di contare quante persone perdono il lavoro o non riescono a trovarlo, ma è una dimensione è altrettanto importante della vita: “l’ora et labora”, diciamo“.

Tornando invece al congresso del 27 settembre, durante il quale è stato eletto il consiglio provinciale, spieghiamo un po’ come è composto, concentrandoci sulla Vallecamonica e sui consiglieri camuni.

“Grazie per questa domanda che mi dà l’opportunità di valorizzare quelle che sono le generosità che diverse persone in Vallecamonica esprimono, dai volontari ai nostri operatori, che incontrano decine di migliaia di persone all’anno” esordisce il presidente “L’organismo di indirizzo politico è il Consiglio provinciale. In questo consiglio sono rappresentati un po’ tutti i territori della nostra provincia: sono otto le zone con le quali ci siamo organizzati, tra cui la Vallecamonica. In Consiglio provinciale, con me, sono entrati a far parte: il coordinatore della zona delle ACLI di Vallecamonica, Antonio Molinari, e alcuni rappresentanti dei circoli”.
“Abbiamo in questa fase cinque circoli sul nostro territorio: quello che copre l’alta Vallecamonica, il cui presidente è David Stein, il circolo della media Valle, con la presidente Lucia Polonioli che è entrata a far parte del Consiglio allo scorso congresso e pure il consigliere provinciale Giacomo Morandini, volontario Bienno, e il neo eletto presidente del circolo di Darfo, per la bassa Valle, Paolo Valzelli. Tra l’altro si tratta per lo più di giovani, a dimostrare anche dell’interesse che l’associazionismo può generare anche nelle persone più giovani per un impegno socio-politico a favore del bene comune sul proprio territorio”.

Ci sono altri appuntamenti per le ACLI provinciali di Brescia in questo 2020?

“Stiamo portando avanti diversi progetti che sono un po’ in continuità con lo scorso mandato. In questa fase ci stiamo concentrando in particolare, essendo gli appuntamenti formativi e di convegnistica limitati dal covid, sull’esigenza che sta esplodendo in ordine ai servizi. Abbiamo di fronte noi un periodo ancora molto complicato e assistiamo un’esplosione di una domanda sui nostri servizi riusciamo a malapena a coprire il 50% delle telefonate di richiesta di bisogno che continuano ad arrivare. Purtroppo facciamo fatica a rispondere a tutte le esigenze perché davvero siamo sommersi da una quantità di istanze. In questo lockdown abbiamo dovuto operare e cambiare anche il metodo di assistenza alle persone, perché non potevamo accoglierle fisicamente, e questo per noi era un punto di forza, perché la relazione si costruisce anche attraverso l’incontro. Ma abbiamo dovuto mediarlo con tutti gli strumenti digitali. Adesso si può riprendere ad assistere le persone su appuntamento anche in presenza. Ma abbiamo dovuto riprogrammare un po’ tutte le nostre attività e cercheremo di essere presenti vicino a tutte le persone che ci chiedono una mano”.

Milesi fa un appello finale:

“Le ACLI sono un’associazione di promozione sociale che cerca di promuovere una socialità e dei servizi sul territorio a favore del bene comune. Abbiamo bisogno della partecipazione di tutti, quindi se qualcuno ha del tempo e delle competenze da mettere a disposizione, siamo ben lieti, in questa fase davvero complicata, di accogliere tutte queste disponibilità e generosità, perché una comunità cresce e affronta questo periodo drammatico soltanto insieme soltanto se ognuno di noi nel suo piccolo fa la sua parte”.

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