Nel bresciano sabato secondo i dati diffusi da Regione Lombardia si sono registrati 413 casi, che fanno salire a oltre 21mila i casi totali da inizio emergenza.

Il Coronavirus a Brescia e provincia sta circolando, ma meno duramente rispetto a quanto fece a marzo: secondo gli esperti l’indice di contagiosità è inferiore a quello regionale: l’Rt è a 1,48, inoltre, sono in netta maggioranza i positivi asintomatici o con sintomi lievi.

L’allerta resta però molto alta, poiché, facendo un bilancio di fine mese, ad ottobre i contagi hanno sfondato quota 4mila, con numeri pari a quelli di aprile.

Intanto anche in Vallecamonica i contagi si espandono e vanno a toccare quasi tutti i paesi, con il risultato che, rispetto alla situazione di un mese fa, restano pochi i Comuni Covid free, che non registrano casi tra i residenti da almeno 28 giorni consecutivi: solo Losine, Cevo, Cimbergo e Braone resistono.

A livello nazionale i numeri sono preoccupanti (anche sabato più di 31mila nuovi casi). Il ministro della Salute ha chiesto al Comitato tecnico scientifico di riunirsi: l’obiettivo sarebbe istituire nuove zone rosse o prevedere chiusure mirate. Nel mirino ci sono le aree metropolitane di Milano, Napoli, Genova e Torino.

Prima di ricorrere a una misura drastica come il lockdown generalizzato, Conte intende valutare gli effetti dell’ultimo Dpcm, quello del 24 ottobre, con le chiusure di teatri e palestre e lo stop alle 18 a bar e ristoranti. Per capire se il provvedimento è servito a contrarre i contagi bisognerà aspettare almeno la seconda metà della settimana.

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