Il ghiacciaio dell’Adamello, che con i suoi 14,35 chilometri quadrati di estensione è il più vasto di tutte le Alpi italiani, entro la fine del secolo sparirà. A sentenziarlo i dati emersi dalla campagna 2021 effettuata dai volontari del Servizio Glaciologico Lombardo.

Tramite le misurazioni delle paline ablatometriche, ovvero aste di legno infisse nel ghiaccio per dieci metri alla volta che misurano lo scioglimento del ghiaccio, è stato rilevato che in dieci anni si sono liquefatti oltre cinque metri di ghiaccio a quota 2.600 metri, vicino alla fronte del Mandrone. A quota 2.800 metri, fino al Passo Brizio e Punta del Venerocolo, lo scioglimento è pari a tre metri, mentre sul Pian di Neve, a 3.100 metri, lo scioglimento è di 70 centrimetri.

Una riduzione notevole, nonostante le abbondanti nevicate dell’inverno scorso. Da qui la constatazione di chi analizza i dati: l’Adamello entro 80 anni scomparirà. A preoccupare anche il fatto che il ghiacciaio, considerate le attuali condizioni climatiche, non riuscirebbe più a formarsi: la quota di equilibrio dei ghiacciai alpini ad oggi si assesta intorno ai 3.500 metri, l’altezza più alta dell’Adamello; al di sotto non ci sono più le condizioni per la formazione di nuovi ghiacciai, tant’è che quelli esistenti sono considerati “fossili climatici”.

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