C’è anche il rapimento di Sergio Zanotti, imprenditore 61enne di Marone, insieme a quello di un altro imprenditore bresciano, Alessandro Sandrini, nell’inchiesta condotta a Roma da Sco della polizia e Ros dei carabinieri che ha portato nelle scorse ore all’arresto per sequestro di persona a scopo terroristico di un bresciano e due albanesi residenti in provincia.

I tre sono ritenuti i registi del sequestro di Zanotti e di Sandrini, rapiti in Turchia nel 2016 e liberati nel 2019 in Siria, dopo essere stati tenuti prigionieri da organizzazioni terroristiche legate alla jihad. Secondo gli inquirenti l’associazione a delinquere avrebbe ideato i rapimenti per ottenere i soldi che sarebbero stati versati per i riscatti dalla Farnesina.

Secondo l’accusa, Sandrini stesso sarebbe stato, almeno nella prima fase, complice dei tre. Per questo motivo è indagato per simulazione di reato e tentata truffa. Gli inquirenti considerano anomalo anche il sequestro di Zanotti, sparito nel maggio 2016 mentre era in Turchia per tentare di commercializzare dinari iracheni fuori corso e tornato libero ai primi di aprile del 2019.

Zanotti però non risulta indagato poichè la sua complicità non è stata provata. Il pm ritiene la vicenda sovrapponibile a quella di Sandrini, ma non sarebbe da scartare l’ipotesi che il 61enne sia stato attirato in una trappola ordita dai tre arrestati: mandato in Turchia per affari, non immaginando ciò che gli sarebbe capitato.

Nell’inchiesta si dà conto delle modalità simili dei due rapimenti e della stessa provenienza geografica dei due rapiti e il fatto che uno dei tre arrestati, prima dei sequestri, avesse avuto contatti con entrambi. In più l’albanese, a rapimenti in corso avrebbe fornito o fatto avere soldi (alcune migliaia di euro) alla figlia di Zanotti e alla ex fidanzata di Sandrini. Per il pm lo scopo di queste sovvenzioni ai familiari era quello di alleggerire la loro apprensione e di scongiurare così pressioni su ambasciate e forze dell’ordine.

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