Si era già parlato, settimane fa, della razzia di rane compiuta da ignoti in località Negola di Braone.

Il fenomeno è però molto più esteso di quanto si pensi.

Si tratta di atti di bracconaggio, che, dall’inizio della primavera, hanno riguardato varie località della Valgrigna, il laghetto di Parecolo in Valmalga di Sonico, gli stagni sopra Sellero e Valle di Saviore, quelli della Valle Adamè e uno verso il Tonale, oltre che alcuni nella zona di Passabocche a Pisogne. In molti casi anche all’interno del Parco dell’Adamello, dove questi atti sono proibiti per legge.

A lanciare l’allarme sono le Guardie ecologiche volontarie (Gev), che ricostruiscono quanto avviene: di notte i bracconieri si recano ai laghetti, con un retino prelevano le rane, ma anche le uova, delle quali attenderanno la schiusa in una pozza creata presso le loro abitazioni.

Gli animali vengono venduti infine alla ristorazione, attraverso un mercato nero, a un costo che varia dai 2 ai 4 euro ad animale.

Questi anfibi rischiano però l’estinzione: una rana, per riprodursi, impiega infatti tre anni e il danno è ormai esteso.

Le Gev, supportate dalla polizia provinciale, negli ultimi tempi hanno eseguito pattugliamenti notturni e appostamenti. Finora però nessuno è stato trovato in flagranza, perciò non sono state elevate multe.

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