Nove persone, 5 albanesi e 4 italiani, residenti tra la bassa Vallecamonica, il Sebino bresciano e la Bergamasca, in arresto in flagranza di reato. Decine di migliaia di euro in contanti. Più di 12 chili di eroina, mezzo chilo di oppio, dieci chili di marijuana e oltre un chilo di cocaina.

Questi i numeri della maxi operazione messa in atto nel fine settimana appena trascorso dai Carabinieri delle Compagnie di Breno e Clusone, nell’ambito di un’attività di controllo straordinario del territorio predisposta per il contrasto al fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione, coordinata nelle fasi successive agli arresti dalla Procura della Repubblica di Brescia, ha consentito di disarticolare e assicurare alla giustizia i componenti di un sodalizio criminale dedito al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti che dalla bergamasca venivano veicolati in Vallecamonica, per poi alimentare le locali piazze di spaccio.

Nel mirino dei Carabinieri è finito un cittadino albanese 44enne, residente a Sale Marasino. Si tratta di Samir Sallaku, fratello del patron del Darfo calcio, formazione bresciana che milita nel campionato di Serie D, e già arrestato in passato per reati fiscali. Da qualche giorno gli inquirenti ne stavano monitorando i movimenti fino a quando, nella nottata di sabato, hanno fatto scattare il blitz.

L’uomo si è incontrato nella zona industriale di Pian Camuno con tre connazionali, due provenienti dalla provincia di Bergamo, il terzo da Milano.

Nel corso di tale incontro il 44enne albanese ha ricevuto un pacco contenente un chilo di cocaina e si è allontanato a piedi verso altri due soggetti italiani che lo stavano attendendo poco distante.

In quel momento i Carabinieri di Breno e Clusone sono intervenuti fermando tutti i presenti. I militari hanno recuperato la cocaina che era stata appena ricevuta da uno dei due acquirenti italiani (un cittadino 71 enne di Pisogne con precedenti penali), mentre il complice è stato trovato in possesso di una borsa contenente 41.000 euro in contanti, destinati al pusher quale controvalore dello stupefacente.

Arrestati anche i primi tre albanesi che avevano svolto il ruolo di “corriere”. La perquisizione della loro autovettura ha consentito di sequestrare circa 26.000 euro in contanti, nascosti in un vano, ricavato sotto il bracciolo anteriore del mezzo.

Dopo il rinvenimento della droga e dei soldi, i militari – su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia – hanno esteso la loro attività di ricerca nelle abitazioni dei cinque fermati, due dei quali risultati essere padre e figlio rispettivamente di 69 e 44 anni, con piccoli pregiudizi di polizia, con origini albanesi, residenti in provincia di Bergamo.

All’interno della loro casa i carabinieri hanno trovato una vera e propria “raffineria” della droga, con tanto di pressa idraulica, macchina per il sottovuoto e materiale utile al confezionamento. Sotto il letto di una camera è stata recuperata una scatola avvolta da una coperta, all’interno della quale erano nascosti 12,5 Kg di eroina (valore commerciale all’ingrosso di circa 400.000 euro), mezzo chilo di oppio e 50 grammi di cocaina.

L’esito positivo della perquisizione ha portato anche all’arresto della donna che era in casa e che si occupava della custodia dell’ingente quantitativo, risultata essere la moglie e madre dei due fermati a Pian Camuno.

Ricostruendo tutti i passaggi i Carabinieri hanno eseguito un’ultima perquisizione a Piancogno presso un garage in uso al figlio del 71enne di Pisogne al quale era stato ceduto il chilo di cocaina – un 48 enne con a carico svariati precedenti per detenzione e spaccio di droga – e a un suo amico, incensurato 43 enne, all’interno del quale i militari hanno recuperato dei grossi sacchi in plastica, contenenti complessivamente 10 kg di marijuana.

Dalle prime risultanze investigative sembrerebbe che lo stupefacente sequestrato fosse destinato a rifornire la Vallecamonica. Tutti e nove gli arrestati sono stati associati al carcere di Brescia.

 

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