La preoccupazione per la chiusura del punto nascite di Iseo ha dato vita a un movimento trasversale di protesta che comprende istituzioni, coinvolte dal sindaco di Iseo, Marco Ghitti, e anche un comitato, guidato da Lucia Danesi, che ha raccolto oltre 6 mila firme a sostegno della petizione e che per oggi, dalle 15:00 alle 17:00, ha indetto una manifestazione davanti all’ospedale per chiedere una modifica al Decreto ministeriale 70, rivedendo al ribasso il tetto di 500 parti all’anno, considerato anche il calo della natalità degli ultimi anni. Il timore è che la chiusura del punto nascite sia solo il primo passo verso una progressiva dismissione dell’intera struttura ospedaliera che fa capo all’Asst di Franciacorta.

Al sit in parteciperà anche Legambiente, per ribadire sia l’importanza dei presidi sanitari territoriali nella lotta al Covid che i danni alla salute prodotti dall’inquinamento.

La questione è ormai nota: all’ospedale di Iseo il reparto di ostetricia e ginecologia è stato chiuso durante i mesi del lockdown, ma non è più stato riaperto. Dato che nel 2019 vi erano nati 440 bambini, numero insufficiente secondo le norme a mantenere aperta la struttura, da questa primavera non è più possibile partorire nell’ospedale in riva al lago.

Esine, Chiari, Brescia, Seriate o Bergamo sono le alternative per chi abita in zona, ma poche sono raggiungibili in breve tempo. Segnale del disagio, pochi giorni fa, il parto di una mamma di Darfo Boario Terme, in cura alla Poliambulanza di Brescia: stava raggiungendo la città per partorire, ma durante il viaggio le si sono rotte le acque e ha dovuto fermarsi a Iseo, ma in mancanza del reparto la nascita del suo bimbo è avvenuta in una stanza del pronto soccorso.

Share This