In piazza Sant’Antonio, a Breno, vicino all’omonima chiesa, si trova una casa, ora disabitata, che ai meno esperti di Storia dirà ben poco. Quell’edificio, invece, in passato era uno dei più importanti non solo di Breno stesso, ma di tutta la Vallecamonica: la Casa del Capitano.

 

Da Venezia a Breno
La targa affissa sulla facciata

Per capire l’importanza che ricopriva questa casa in passato, bisogna andare fino al 1428, quando la Vallecamonica, a seguito di una serie di trattative, entra a far parte della Repubblica di Venezia. Qualche anno dopo, nel 1433, vengono redatti i primi Statuti di Vallecamonica: al loro interno si legge come il Capitano, ovvero il rappresentante del Governo veneto, arrivasse in paese, accompagnato da una lunga ed importante cerimonia, con tanto di corteo d’onore che partiva da Cividate Camuno o da Malegno.

Compito del Capitano era quello di presiedere le attività in Vallecamonica, coordinarle e renderne nota al Governo. Un ruolo importantissimo, che era celebrato ogni anno (le regole sull’elezione e sulle riunioni del Consiglio generale si leggono in una targa affissa all’ingresso dell’abitazione), quando si insediava il nuovo Capitano, tramite un giuramento alla Vallecamonica ed alle sue istituzioni nella chiesa di Sant’Antonio. Solo dopo il giuramento, poteva trasferirsi nella casa, dove avrebbe vissuto per un anno.

Come detto, il Capitano era un rappresentante della Repubblica di Venezia, ma una volta caduta quest’ultima, il suo ruolo non cessò di esistere, ma cambiò semplicemente “destinatario”: il Capitano, infatti, divenne emissario del Consiglio generale del Comune di Brescia. Nonostante questo cambio, i suoi compiti rimasero gli stessi.

Tra pubblico e privato
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Si sbaglierebbe a pensare che la Casa del Capitano avesse solo il compito di ospitarlo e di permettergli di vivere da vicino la vita della Comunità della Vallecamonica: all’interno dell’edificio, infatti, si svolgevano anche le riunioni del Consiglio generale (fatta qualche eccezione, quando ci si riuniva in Sant’Antonio o in cancelleria). Sarebbe altrettanto un errore credere che un edificio apparentemente piccolo potesse accogliere pochi delegati: la Casa del Capitano, in realtà, al suo interno era molto grande, e poteva ospitare fino ad un centinaio di persone, in particolare nel salone del primo piano, dove avvenivano le riunioni.

Molto importante, però, anche la loggetta inferiore, dotata di colonne di mattoni e capitelli in granito, che faceva da collegamento tra le attività all’interno della Casa (che ospitava oltre agli appartamenti dei magistrati anche la cancelleria e l’archivio) e quelle all’esterno, rappresentate principalmente dal mercato.

La struttura
L’edificio è composto da una pianta quadrangolare, ed è incastonato tra la chiesa di Sant’Antonio ed un altro edificio privato. E’ composto da quattro piani e da un piano interrato, dove un pilastro in calcestruzzo regge l’intera struttura. Orizzontalmente, presenta volte a botte, volte a schifo e solai.

La facciata
La Casa del Capitano era riconoscibile anche grazie agli affreschi che erano visibili sulla facciata e che, recenti restauri, hanno riportato alla luce: essi dovevano essere collegati, secondo gli studiosi, ai vari Capitani che si sono succeduti, ma anche agli esponenti dell’altà nobiltà camuna. Il leone che si vede raffigurato, infine, non è il Leone di San Marco, ma è una figura che doveva sormontare l’arma sottostante.

Importanti anche le finestrelle alla veneziana, in uso nel XV° secolo e poi chiuse per fare spazio ad altri due punti luce, progetto che fava parte di un rinnovamento da parte della Comunità di Valle nel 1575.

Il Circolo Ricreativo Socialista e la targa a Guglielmo Ghislandi
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Con il passare dei secoli ed i cambiamenti legati alla Storia di Brescia e della sua Provincia, la Casa del Capitano perse l’importanza che aveva in passato. Nel Novecento, però, l’edificio riprese ad essere frequentato, questa volta come Circolo Ricreativo Socialista, diventando punto d’incontro e di discussione per tutti gli esponenti socialisti camuni.

Negli anni ancora più recenti, la Casa del Capitano è diventata la sede del Circolo Culturale Ghislandi, dal nome del deputato brenese Guglielmo Ghislandi, già sindaco del paese e noto per la sua attività antifascista, per cui fu arrestato ed imprigionato nel 1944. Il Circolo ha cambiato sede da anni, ma la targa resta ancora affissa sulla facciata della casa, per ricordare Ghislandi e dare all’edificio l’importanza ed il ricordo che merita.

Come si raggiunge?
La Casa del Capitano è raggiungibile prendendo via Cappellini che, da via Mazzini, porta in piazza Sant’Antonio, o tramite via Romelli, che collega la piazza al Duomo.

E’ visitabile?
Ad oggi, purtrtoppo, la Casa del Capitano non è visitabile: l’edificio, dopo essere stato usato come archivio, è in disuso.

Fonti di riferimento
Simone Signaroli, testi per il Comune di Breno;
www.lombardiabeniculturali.it

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