L’Associazione Ristoratori di Vallecamonica non ci sta e, di fronte a un nuovo prolungamento della zona arancione anche in Lombardia fa il punto dell’attuale situazione.

In primis denunciando, a nome di tutti gli associati dei ristoranti della Valle e di parte del Sebino, gravi inosservanze delle regole attualmente in vigore da parte di alcuni colleghi, balzate anche agli onori delle cronache: “Il loro comportamento, in barba alle direttive nazionali, non fa altro che peggiorare una situazione già di per sé drammatica” commenta il presidente Fabio Scalvinoni sottolineando al contempo che la stragrande maggioranza dei ristoranti ha rispettato le norme.

I ristoratori camuni, categoria messa a dura prova da questa epidemia, chiedono dunque la collaborazione di tutti i colleghi, ma anche dei loro clienti, per non vanificare gli sforzi ed i sacrifici fatti finora.

Ma non è tutto: al grido di denuncia si unisce anche un grido d’allarme, che si è materializzato in una lettera congiunta scritta con tutti i ristoratori della provincia di Brescia, datata 8 gennaio e indirizzata al Prefetto di Brescia e alla Regione Lombardia, nella quale si chiede di considerare con più accortezza le regole che riguardano il settore in questione.

“Siamo da sempre disposti a seguire tutte le indicazioni che ci vengono date, e per questo motivo riteniamo che i nostri locali siano dei posti sicuri e controllati. Ma soprattutto sono controllabili da chi deve esercitare il rispetto delle regole, a dispetto degli ammassamenti fuori controllo nei supermercati e nei centri commerciali al chiuso”. Dunque i ristoratori aprono le loro sale da pranzo ai controlli, ritenendo che sia troppo facile chiudere tutto per evitare il problema. “La chiusura del settore della ristorazione, dati alla mano, non ha sortito un abbassamento dei contagi”, scrive l’associazione nella nota, parlando di provvedimenti ingiusti, che stanno portando i titolari a portare avanti le loro attività con sempre maggiore difficoltà economiche, gestionali e occupazionali.

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