La stagione venatoria 2017/2018 si è chiusa anche in provincia di Brescia con un lungo elenco di illeciti.

 

Tra questi, oltre all’abbattimento della piccola avifauna protetta, all’uso sistematico di richiami elettroacustici e al ricorso a reti e trappole, c’è la caccia ai rapaci.

Dal 17 settembre 2017, data di apertura della stagione, alla chiusura del 31 gennaio, il solo servizio di salvataggio che fa capo al Nucleo ittico – venatorio della Polizia provinciale ha recuperato ben 45 esemplari, in non pochi casi deceduti successivamente o irrecuperabili alla vita selvatica per via delle ferite riportate.

I rapaci sono finiti nel mirino ovunque: in Vallecamonica e sul Sebino, nell’alto Garda e in Valtenesi e dalla Bassa alla Franciacorta.

Doppia la destinazione degli uccelli feriti e salvati: il Centro recupero animali selvatici gestito dal Wwf a Valpredina (Bergamo) e il Cras del Parco dell’Adamello di Paspardo.

A occupare la testa della classifica dei rapaci abbattuti sono le 13 poiane ritrovate qua e là dopo aver incassato una scarica di pallini, seguite nell’ordine da 11 esemplari di sparviere, da 10 gheppi, da quattro falchi pellegrini, da un lodolaio e da due gufi comuni. Nell’elenco anche quattro civette comuni, tutte catturate dai sep, le diffusissime mini tagliole per la cattura illegale degli uccellini.

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